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Nel
mondo del carpfishing, sempre in continua evoluzione, ci
si trova spesso a fare i conti con nuove normative e
divieti. Da tempo su alcuni laghi e prossimamente speriamo
in tutte le acque italiane, il motore a scoppio è o sarà
messo al bando. Inevitabilmente noi pescatori dobbiamo
adattarci a queste nuove condizioni, dettate purtroppo da
situazioni sempre più esasperate di inquinamento. Il
motore elettrico risulta pertanto il
mezzo di locomozione alternativo ai motori a
combustione. Per poter funzionare questo motore
“ecologico” ha bisogno di una fonte energetica e per
somministrargliela occorre collegarlo ad una batteria.
Con questo sistema comunque non è che si risolvono i
problemi in quanto il nostro paese, a differenza di
altri, ha sempre snobbato fonti alternative inesauribili
e non inquinanti, vedi il sole, l’eolica ecc.., puntando
quasi esclusivamente all’energia prodotta da
combustibili fossili. Di conseguenza quando andremo a
ricaricare i nostri accumulatori, per farlo,
continueremo a produrre inquinamento, ma almeno
toglieremo dalle nostre acque un poco di olio e
fastidiosi rumoracci.
Vediamo di capire come questa batteria funziona, i
modelli che il mercato ci offre e la corretta
manutenzione che esse richiedono.
Generalmente gli accumulatori come quelli della nostra
auto sono formati da varie celle metalliche immerse in
una soluzione chimica detta elettrolita, composta
normalmente da acido solforico diluito. L’elettrodo
negativo è una lastra di piombo mentre quello positivo è
composto sempre da piombo ma interamente ricoperto di
biossido di piombo. Quando la batteria viene utilizzata
essa genera energia elettrica. Dato che questo processo
è abbastanza complesso, con reazioni di sostanze
chimiche, passaggio di elettroni ecc.., non citerò le
varie fasi, ma diamo tutto per scontato. Diciamo solo
che internamente avviene una trasformazione da energia
chimica ad energia elettrica utilizzabile al 100%. La
particolarità di una batteria è che durante l’utilizzo e
quindi durante il periodo in cui essa genera energia
elettrica, si verificano particolari processi di
modificazione degli elementi chimici in essa contenuti,
ma durante la ricarica avvengono reazioni esattamente
opposte fino a riportare questi elementi alle loro
condizioni originarie. Se ciò non accadesse una volta
scaricata completamente non sarebbe più utilizzabile.
Quello che avviene nelle comuni pile. |
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Con
il passare del tempo e l’utilizzo, il liquido acido
interno diminuisce e deve essere costantemente tenuto
sotto controllo. Nel caso in cui (spesso per
distrazione) non venisse riportato ai livelli ottimali,
nel tempo la carica e la durata della batteria
verrebbero compromessi. Ogni volta che il livello dell’elettrolita
cala, lasciando appunto le piastre a secco, deve essere
aggiunto riportandolo alle condizioni di fabbrica
utilizzando prodotti specifici o acqua distillata. In
questo caso, con una buona manutenzione la durata e
soprattutto la quantità di energia che la batteria
restituisce sarà sempre ottimale. Durante la ricarica i
tappi di sfiato, che si trovano sulla parte superiore
della batteria, devono essere leggermente svitati in
modo da evitare che si formino pressioni interne alle
camere, evitando qualsiasi tipo di inconveniente come la
fuoriuscita dell’acido o addirittura lo scoppio della
batteria. Questo potrebbe succedere quando la corrente
di ricarica è molto elevata. Utilizzando piccoli
caricabatteria, con correnti basse intorno all’ordine
dei 5 – 10 ampere per ora, tali incidenti sicuramente
sono evitati. In questo caso il tempo di ricarica della
batteria sarà più lungo, ma è anche vero che la vita
della batteria stessa sarà notevolmente più lunga. Un
grosso inconveniente per questo tipo di batterie è il
fatto che devono obbligatoriamente rimanere in posizione
orizzontale, il rischio, quando si piega o addirittura
si rovescia è la fuoriuscita dell’acido. Essendo questo
molto corrosivo, è dannoso per la nostra pelle e
inoltre, riversandosi in auto o sulla barca, andrà ad
intaccare tutte le superfici sulle quali esso si
depositerà, aggredendole e corrodendole velocemente.
Quindi, questo tipo di accumulatore non è la scelta
migliore per un carpista. Per evitare questi grossi
inconvenienti ci vengono incontro le aziende producendo
batterie ermetiche. Queste, possono addirittura essere
capovolte senza nessun problema perchè l’acido
all’interno della batteria è contenuto da camere a
chiusura stagno.
In
alternativa esistono anche le batterie a gel, le quali
al posto del classico elettrolita liquido hanno adottato
una particolare gelatina. Oltretutto in termini di resa
il comportamento di questi accumulatori è migliore
perchè riescono a rilasciare costantemente la corrente
per tutto l’arco della loro carica. Ma il bello di
queste batterie è che non necessitano di nessun tipo di
manutenzione e quindi possiamo stare tranquilli sotto
tutti i punti di vista. L’unico accorgimento è quello di
ricaricarle con correnti basse, perchè il gel, se
sottoposto a correnti elevate può surriscaldarsi e
modificare la sua struttura chimica. Queste
alterazioni, possono arrecare danni permanenti
all’accumulatore incidendo sulla durata della carica e
sulla vita della batteria. A tal proposito, esistono in
commercio dei caricabatteria appositi. Questi, quando la
carica raggiunge il massimo, interrompono
elettronicamente il circuito e nello stesso tempo,
quando la carica diminuisce, riprendono a funzionare
fino a riportare la batteria al massimo potenziale
energetico. Possono tranquillamente essere lasciati
accesi a tempo indefinito, peraltro il consumo è
bassissimo e troveremo, quando ci occorre, la nostra
batteria sempre al massimo della carica e pronta per
l’utilizzo. Sono piccoli e cosa importante, il costo è
abbastanza contenuto.
Personalmente ho in dotazione 2 batterie a gel da 100
A/h che mi garantiscono l’alimentazione di un 30 libbre
per una sessione media di circa 7 – 8 giorni.
Chiaramente se posiamo le canne a 400 metri da riva in
condizioni di vento sfavorevoli e utilizzando natanti
con attriti nell’acqua molto elevati (vedi gommone
stracarico di granaglie e soggetto ad una deriva
maggiore a causa del vento), il motore sarà costretto a
spingere a manetta. Questo è inevitabile perchè occorre
più energia per contrastare tutte le forze in gioco. Per
spostarsi quindi in condizioni estreme i consumi saranno
proporzionalmente più elevati e inevitabilmente la
durata della carica, in termini di tempo, sarà
nettamente più bassa. Le cose cambiano utilizzando
invece imbarcazioni come la Mariposa i cui attriti
nell’acqua sono minimi, soprattutto per la forma
idrodinamica. In questo caso il motore riesce a spingere
il natante anche a bassi regimi di giri e
comprensibilmente la durata della carica della batteria,
sempre in termini di tempo, sarà maggiore.
Concludendo il consiglio è di orientare l’acquisto verso
una batteria senza manutenzione, possibilmente a gel e
almeno da 80 – 100 A/h. Il costo per una batteria a gel
da 100 ampere si aggira intorno ai 170 – 200 Euro ma
vale la pena spendere questi soldi in quanto i ritorni
in fatto di sicurezza, rilascio costante di energia,
durata della carica e del suo impiego negli anni sono
rilevanti. |