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Nel carpfishing,
come nelle altre tecniche, il terminale rappresenta la parte più
importante della lenza. I terminali devono essere costruiti con la
massima cura ed i migliori materiali per sopportare gli sforzi a cui
sono sottoposti. I terminali vanno costruiti in base ai fondali in cui
si andranno a depositare, alla sospettosità dei pesci, al tipo di esca
che si andrà ad utilizzare ed al tipo di tecnica che si andrà ad
adottare. Terminali costruiti per la loro posa per mezzo di un natante
non saranno sicuramente adatti per la pesca al lancio e viceversa. Le
caratteristiche del terminale devono dare la possibilità di collocare
l’esca nel posto ritenuto ottimale, mantenendo le qualità di
insospettabilità sufficienti ad ingannare le carpe. L’errore che
commettono molti carpisti è quello di legare i finali alla lenza madre a
casa, ancor prima di sapere in quale tipo di fondale andranno ad
utilizzarli. Nel momento che si arriva sulle sponde di un lago, un fiume
o una cava, molti si fanno prendere dalla frenesia di posizionare le
canne senza prendere in esame dei parametri molto importanti ai fini
delle catture. Può capitare di posizionare un’esca affondante nella
melma o tra le alghe, mentre sarebbe più opportuno utilizzare una pop
up, oppure nelle stesse situazioni di usare terminali corti mentre
sarebbero più appropriati quelli lunghi e cosi via. L’approccio migliore
è quello di prepararsi una scorta di montature di vario genere, per
affondanti, pop up, neutre, rigide ecc. ecc. e decidere sul luogo di
pesca la migliore da utilizzare. Bisogna legare con attenzione i nodi,
curare in modo particolare il peso della montatura, scegliere l’amo più
appropriato all’esca prescelta. In linea di massima la tabella a seguire
rispecchia le misure da me usate prendendo in esame l’amo della FOX
serie 2XS.
AMO numero 1\0
boiles 24-28mm
AMO numero 1
boiles 20-24mm
AMO numero 2
boiles 18-20mm
AMO numero 4
boiles 16-18mm
AMO numero 6
boiles 14-16mm
AMO numero 8
boiles 10-12mm
Per quanto riguarda il terminale
giusto da adottare bisogna considerare la natura del fondale, la
pressione di pesca, la taglia dei pesci che si vuole insidiare, la
distanza di pesca e la presenza di ostacoli. Per ciò che concerne la
loro lunghezza non sono un accanito sostenitore dei finali cortissimi,
perché secondo me creano problemi pescando in fondali con presenza di
limo ed ostacoli vari (erbe, sassi ed altro). Oltre a questo secondo me
(a differenza di quello che sostengono in molti) le carpe più smaliziate
aspirano l’esca con minore intensità e ad una maggiore distanza, notando
un movimento innaturale del terminale corto. Se la carpa aspira un’esca
da 15|20 cm ed il terminale è di 10 cm non avrà problemi con le altre
esche che trova nel fondale mentre ci sarà un “freno” per quella
innescata. Nei vari studi effettuati in acquario è stato dimostrato che
a volte i pesci più sospettosi prima di prendere l’esca in bocca
soffiano come fanno normalmente per espellere i detriti e mangiano solo
le esche che dimostrano una certa mobilità. Normalmente i miei terminali
vanno dai 20 ai 30 cm, ma se le situazioni di pesca che si presentano
(ad esempio pescando in erbai o nella melma cosa molto consueta nei
laghi naturali) lo richiedono mi adatto al tipo di fondale allungando il
terminale. Mi è capitato di pescare sopra un metro di alghe con un
terminale della stessa lunghezza. |
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Leggendo le varie
riviste del settore si possono notare molti tipi di terminali, alcuni
molto validi, altri belli da vedere, ma che non hanno la massima
funzionalità in pesca. Personalmente in questi anni ho avuto modo di
provarne molti tipi, scartando a priori quelli che non si sono rivelati
efficaci in pesca. I tipi di terminale che mi hanno più convinto sono
quelli che uso attualmente asseconda del tipo di fondale dove li vado a
depositare. Essi sono:
LINE ALIGNER
NODO SENZA NODO o
KNOTLESS KNOT
WITHY POOL RIG
D RIG
AMO BASCULANTE |