Line aligner
 

La scelta del terminale da utilizzare in pesca non è mai facile e scontata, dobbiamo tener conto di svariati fattori che condizionano la nostra scelta: l’esca utilizzata, il lancio o la posa tramite un natante, il tipo e la struttura del fondale ecc, anche la fiducia acquisita per un terminale che ci ha dato buoni risultati negli anni, ci condiziona notevolmente ed a volte ci porta a sbagliare proprio perché non ci fa prendere in esame questi parametri così importanti. Ma a prescindere da quanto espresso sopra, la caratteristica essenziale di un finale, soprattutto se concepito per esche affondanti, è la rotazione dell’amo all’interno della bocca della carpa durante la fase di espulsione dell’esca. Con questo articolo andremo a presentare il Line Aligner, un terminale ideato da Jim Gibbinson negli anni novanta, che nonostante sia molto datato, è tutt’ora uno dei migliori terminali da carpfishing per esche affondanti.

STORIA DEL LINE ALIGNER

Negli anni 90, a seguito della scoperta di Rob Maylin, uno degli ami più usati nel Nord Europa era il “Bent Hook” (amo piegato)Rob ha avuto il merito di intuire che modificando un amo da salmone, piegando il suo gambo di circa 30 gradi, mettendo l’occhiello allineato con la punta, migliorava  la rotazione del terminale, con l’effetto di assicurare un miglior aggancio nella parte inferiore della bocca della carpa. Questa felice intuizione  permise di migliorare in modo esponenziale il rateo partenze-catture, riducendo notevolmente le slamate. Dopo qualche anno in cui la maggior parte dei carpisti ne facevano uso, ci si rese conto che i danni causati da questi ami nelle labbra dei pesci erano notevoli. Tutte le riviste del settore fecero una cattiva pubblicità a questi ami e quasi tutti i club di pesca alla carpa del nord Europa (noi eravamo agli inizi) ne vietarono il loro utilizzo. Un altro carpista Inglese (Jim Gibbinson) dotato di una grandissima tecnica nella costruzione dei terminali, prese spunto dalla scoperta di Rob Maylin per ottenere lo stesso risultato con ami a gambo corto, riducendo i danni procurati nella bocca della carpa. Tutto ciò grazie all’utilizzo di una semplice guaina termoretraibile da sovrapporre sul gambo dell’amo.  Dopo numerosi test effettuati da lui ed una ristretta cerchia di amici,  Jim, si rese conto che i risultati ottenuti erano sensazionali e decise di rivelare al mondo dei carpisti la sua grande “scoperta”. Nel 1990 in una conferenza tenutasi a Genk in Belgio spiegò pubblicamente il funzionamento di questo terminale. Nel giro di pochissimo tempo tutti si resero conto della sua grande efficacia. Infatti il line aligner garantisce una perfetta rotazione nell’apparato boccale della carpa allamandola sempre al centro del labbro inferiore, la parte più dura della bocca. Ciò garantisce la massima tenuta ed evita che l’amo possa apportare gravi danni nella bocca del pesce come avveniva con il Bent Hook. Altro vantaggio di non poco conto è dato dal fatto che a differenza del Bent può essere realizzato con ami dal gambo corto, riducendo il peso del terminale. Lo uso da moltissimi anni e non ho alcun dubbio ad affermare che secondo il mio parere è il migliore terminale esistente per esche affondanti.

CONSIGLI PER LA REALIZZAZIONE

Perché il Line Aligner funzioni in modo corretto e mantenga la massima efficacia, deve essere costruito con materiali morbidi che hanno una maggiore mobilità, rispetto a quelli rigidi, più appropriati per altri tipi di terminale. Occorre mantenere  la giusta distanza tra amo e boiles per permettere una perfetta rotazione nell’apparato boccale della carpa. Un Hair Rig corto, con boiles troppo attaccata alla curvatura dell’amo non permetterebbe al terminale di roteare in modo ottimale in fase di espulsione dell’esca da parte della carpa.  Personalmente adeguo la lunghezza dell’hair rig alla grandezza dell’amo e della boiles, comunque non andando mai al di sotto di 0’50 cm. Sempre per lo stesso motivo, il punto di uscita dell’hair rig, deve essere compreso tra ardiglione e punta dell’amo in quanto se lo facciamo fuoriuscire più vicino alla curvatura, riduciamo notevolmente la sua mobilità.

MATERIALI NECESSARI

Per funzionare in modo ottimale, il Line Aligner deve essere realizzato con materiali morbidi in quanto, prodotti rigidi diminuirebbero notevolmente la rotazione e quindi l’efficacia del terminale.

I materiali necessari per la sua realizzazione sono: camo core dell’ACE o altri, ami a gambo corto, tubetto termorestringente di diametro di 2,5 mm, un ago ed una girella.

 
 

AMI “INTURNED EYE” (occhiello piegato in avanti)

A seguito della grande efficacia dimostrata dal line aligner, alcune aziende del settore, per venire incontro alle esigenze di noi carpisti, hanno immesso sul mercato gli ami con l’occhiello piegato in avanti (verso la punta dell’amo). Gli ami con occhiello piegato in avanti, hanno un migliore effetto rotazione, rispetto a quelli con occhiello in asse con il gambo, è sufficiente fare un senza nodo (Knot Less) e rientrare con il dacron dall’esterno dell’occhiello verso l’interno per avere un’ottima rotazione. Per aumentare tale effetto possiamo aggiungere circa 2 cm (asseconda della grandezza dell’amo) di tubicino termorestringente da posizionare sull’occhiello, avremo creato l’effetto Line Aligner facendo uscire il dacron in modo semplice dal tubicino, senza forarlo con l’ago.

 

 

AMI “BENT HOOK” (amo piegato) e “LONG SHANK (amo a gambo lungo)

L’idea del “Bent Hook” nasce da Robin Maylin noto carpista Inglese che divulgò questa idea nel suo primo libro scritto: “Fox Pool”. La sua rivoluzionaria scoperta fù quella di capire che piegando di circa 30 gradi gli ami a gambo lungo sviluppati per la pesca dei salmoni, questi aumentavano notevolmente l’effetto rotazione assicurando un migliore aggancio nella bocca della carpa. Anche gli ami a gambo lungo dritto, ruotano meglio di quelli a gambo corto.

 

 

AGO

Il passaggio dell’inserimento del dacron all’interno del termorestringente, può essere facilitato utilizzando “l’aghetto” ideato per “lavorare” il leadcore. Tale ago ha un corpo molto sottile e permette di creare un foro leggermente più grande rispetto ad un ago per cucire, ma questo si restringe durante la fase “dell’ammollo” in acqua bollente.

 

 

 
 

PENTOLINO

Per restringere la guaina termoretraibile dobbiamo utilizzare una fonte di calore. Utilizzare un accendino è rischioso, in quanto rischiamo di alterare in modo negativo il carico di rottura del dacron utilizzato, il phon per capelli non raggiunge temperature tali da restringere il tubicino in modo ottimale. Il metodo migliore per fare un lavoro più pulito e restringere perfettamente la guaina è l’immersione in acqua bollente. Nel momento che l’acqua inizia a “bollire” sono sufficienti circa 5 secondi di immersione per portare a buon fine il nostro lavoro. Dobbiamo comunque fare molta attenzione nel tenere il terminale a “mezz’acqua” tenendolo lontano dalle pareti e dalla base del pentolino per non diminuire il carico di rottura con temperature troppo elevate.

 

 
Possiamo notare la guaina termoretraibile prima e dopo l’immersione in acqua bollente.
 

 
 

SEQUENZA DI REALIZZAZIONE

DISEGNO 1

Prendiamo un pezzo di 10 cm di materiale per creare hair rig (4-6 lb)  e annodiamo un piccolo cappio ad un’estremità. Questo primo passaggio a meno che si abbia a che fare con pesci particolarmente sospettosi può essere saltato facendo l’hair rig con lo stesso dacron utilizzato per la costruzione del terminale.

 

 
DISEGNO 2

Annodiamo l’hair rig e tagliamo il pezzo eccedente. Poi fissiamo sull'amo il tutto con un goccio di colla.

 

 
DISEGNO 3

Prendiamo circa 30 cm di dacron e facciamo un classico nodo senza nodo sul gambo dell’amo mantenendo in asse l’hair rig sulla parte esterna del gambo. Nel disegno presentiamo molti giri di dacron per far comprendere meglio la sequenza della costruzione, ma normalmente sono sufficienti quattro o cinque giri.

 

 

DISEGNO 4

Inseriamo il dacron nella cruna di un ago e infiliamo quest’ultimo nel tubetto termorestringente, facendo in modo che la punta fuoriesca circa due millimetri dalla fine del tubetto. Facciamo un taglio sul tubetto dal basso verso l’alto ed inseriamolo sull’amo facendo in modo che il foro si sovrapponga sull’occhiello.

 

 

DISEGNO 5

Restringiamo il tubetto con una fonte di calore. Questo passaggio può essere effettuato immergendo la parte finale del terminale (amo - guaina) in un piccolo pentolino con acqua bollente, oppure usando una fonte di calore tipo fon.  Evitiamo l’uso di fiamme di accendini, perché in tal caso potremmo danneggiare le fibre del dacron. Nei casi in cui non abbiamo la possibilità di utilizzare eventuali fonti di calore possiamo sostituire il termorestringente con un tubetto in PVC.

 

 

DISEGNO 6

Ecco come si presenta il line aligner dopo aver ultimato tutti i vari passaggi.