Trattiamole bene
 

Catturare una carpa per noi carpisti, è sempre una grande emozione perché la cattura, è solo l’atto finale del nostro lavoro che và dalla preparazione delle esche, alla scelta del posto, alla fase della pasturazione, alla scelta dei terminali e cosi via. Ma il ruolo del carpista non termina con la cattura, i pesci vanno trattati con cura e rimessi nel loro ambiente nelle migliori condizioni. E’ stato già scritto tanto su tale argomento, ma ogni tanto è bene tornarci sopra perché ci sono sempre nuovi carpisti che iniziano e non sanno come comportarsi in simili situazioni. Molti pesci di grosse dimensioni, hanno un nome e vengono catturati più volte da pescatori che sanno il fatto loro sulla manutenzione della carpa. Purtroppo, però non è sempre il pescatore esperto, che sa come e dove insidiare i pesci più grandi, (quelli più difficili da manipolare) a catturarli e rilasciarli in ottime condizioni. Molte volte, spesso casualmente, le carpe di grande mole si lasciano catturare da carpisti emergenti che per ovvii motivi non sanno trattarle come la disciplina del carpfishing richiede. Sono morte tante carpe per un’errata manutenzione,  sono state messe in due carp sack per paura che ne sfondassero uno, sono state trattenute all’interno degli stessi per tutta la notte in acqua bassa o in fondali rocciosi, altre sono fuggite all’interno delle sacche di mantenimento per non aver posizionato in modo adeguato il picchetto, altre ancora sono cadute a terra violentemente e così via. Non bisogna dimenticare che le vere protagoniste della nostra disciplina sono loro e vanno quindi trattate con la massima attenzione e cura. Dobbiamo consentire anche agli altri di provare le nostre stesse emozioni e dobbiamo salvaguardare il patrimonio ittico, come la nostra disciplina ci impone. Riuscire a rimettere in acqua le nostre carpe con il minor stress possibile e nelle migliori condizioni fisiche, è l’essenziale dell’etica del catch and release. Ma prima di parlare di rilascio, dobbiamo parlare di tutte le fasi che lo precedono, iniziando con il salpaggio della carpa, che sembra un’azione semplice da fare e sicura per il pesce, ma come vedremo, così non è.

 
 

GUADINIAMOLE CORRETTAMENTE

Il guadino è l’attrezzo che ci permette di porre fine al combattimento con i pesci, il suo utilizzo a priori può sembrare assai semplice, ma ci sono alcune regole fondamentali da rispettare per salpare in modo corretto le carpe, salvare la loro incolumità una volta inserite nella rete e rilasciarle nelle migliori condizioni possibili.

Per guadinare il pesce dobbiamo utilizzare attrezzi ben capienti che permettano di salpare la carpa con estrema facilità. Devono essere concepiti con rete a maglia larga nella parte superiore per permettere una rapida fuoriuscita dell'acqua durante il  salpaggio, rendendo il guadino molto più leggero e manovrabile nel momento cruciale della cattura. Una rete a maglie troppo piccole ritarderebbe la nostra azione durante il sollevamento del guadino nel momento che arriviamo a posizionarlo sotto la carpa. La parte inferiore con maglie piccole evita alla carpa di impigliarsi con le pinne dorsali nella rete durante le fasi della cattura e del “trasporto” sul materassino. Sono da preferire quelli che, dopo aver salpato il pesce permettono di separare la testa del guadino dal manico; ciò facilita tutte le operazioni successive. 

 
 
 
 

COME USARLO

Una volta guadinato il pesce, consentiamogli di rimanere in acqua ancora per qualche secondo prima di portarlo sulla riva. Se il combattimento viene ultimato in barca occorre preventivamente posizionare il materassino per slamatura al suo interno, in questo modo evitiamo che la carpa sbatta violentemente testa e coda. Se non abbiamo il materassino in barca non dobbiamo per nessun motivo portare la carpa al suo interno, ma dobbiamo tornare a riva tenendo il guadino in acqua lontano dalla parete del natante. Una volta inserito il pesce al suo interno, dobbiamo evitare di chiudere il guadino e arrotolare con la rete il filo e il terminale. Questa operazione, con il peso della carpa, potrebbe  provocare dei tagli sulle pinne, dovuti alla lenza in tiro, soprattutto nei casi in cui si utilizza la treccia. Prima di sollevare il guadino, verifichiamo che le pinne del pesce siano adagiate in posizione naturale contro il corpo e che l’amo non sia impigliato nella rete. Se possibile, slamiamo il pesce quando è ancora in acqua e rimuoviamo il terminale prima di sollevare il tutto. Posizioniamo il materassino in modo che il tragitto dal luogo della cattura sia il più breve possibile.

SLAMATURA 

Dopo aver salpato la carpa bisogna adagiarla su un materassino (unhooking mat).  Il materassino deve essere posizionato in un’area piana e deve essere preventivamente bagnato in modo che la superficie a contatto con il pesce eviti la perdita del muco protettivo. Deve inoltre essere dotato di un’ottima imbottitura che garantisca un’efficace barriera protettiva tra la carpa e il terreno. Posiamo il pesce con cura sul materassino, assicurandoci ancora una volta che le pinne non siano attorcigliate o piegate in modo innaturale. Evitiamo di poggiarlo con la pancia a terra, soprattutto se ha le uova, questa area del corpo contiene organi vitali molto importanti.

 
 

PESATURA

Per questa delicata operazione, abbiamo bisogno di utilizzare uno sling di pesatura che permetta di svolgere l’operazione senza il rischio che la carpa cada involontariamente. In fase di acquisto, diamo la preferenza a quelli provvisti di cerniere laterali in quanto sono i più sicuri, perché facilitano l’entrata del pesce e una volta chiusi “sopportano” in modo adeguato le sue scodate. Questo attrezzo rende l’intero processo di pesatura e rilascio agevole per il pescatore e sicuro per il pesce. Ricordiamoci di bagnare preventivamente la sacca per non rovinare il muco protettivo della carpa, quindi trasportiamo delicatamente il pesce al suo interno. L’operazione risulterà più agevole se peschiamo in coppia e il nostro compagno fa scivolare la sacca sotto al pesce mentre noi lo sosteniamo sopra al materassino. Assicuriamoci che le pinne siano piegate in modo naturale contro il corpo. Chiudiamo entrambe le chiusure a cerniera sui lati della sacca per evitare che durante l’operazione di pesatura la carpa scivoli a terra. Ad ulteriore garanzia della sua incolumità dovremo sollevare lo sling quanto basta per staccarlo da terra, e comunque, sempre sopra il materassino.

 
 

COME UTILIZZARE IL CARP SACK

Mantenere le carpe all’interno dei carp sack è sempre poco piacevole ed è causa di stress per la carpa, l’etica del carpfishing imporrebbe di rimetterla in acqua subito dopo la cattura e le foto di rito. A volte però, le catture più belle le facciamo durante la notte e questo condiziona molto il nostro comportamento e ci spinge ad aspettare la luce del giorno per fare le foto, ma anche per questa operazione dobbiamo prendere delle cautele, per non compromettere la vita del pesce. Già nella fase di acquisto di questo oggetto dobbiamo prestare molta attenzione; alcune aziende producono sacche di mantenimento non idonee, alcune sono concepite con fori troppo grandi, altre con tessuti troppo rigidi, in entrambe i casi la coda tende a diventare bianca e nel secondo caso, la carpa muovendosi all’interno del carp sack, perde il muco protettivo e tende a sbiancare anche le squame. Prima di mettere la carpa al suo interno, bagniamolo preventivamente e assicuriamoci che le pinne siano piegate contro il corpo. Evitiamo di metterla in acque poco profonde, minimo dobbiamo avere almeno un metro di acqua, se ciò non è possibile rilasciamo subito la carpa, soprattutto se ci troviamo nel periodo estivo. Evitiamo di mettere più di una carpa nella stessa sacca e di metterla tra sassi, pietre ed erbai. Assicuriamoci sempre che la sua corda sia efficiente e saldamente ancorata ad un picchetto. Prima di tirarla fuori dal suo elemento, la carpa avrà recuperato tutte le sue forze e sarà molto vivace, quindi dovremo cercare di farla scodare in acqua per agevolarci le operazioni successive. foto

 
 

UN’ESPERIENZA PARTICOLARE

Anche chi scrive ha avuto delle esperienze negative durante il mantenimento delle carpe di  notte, all’interno delle sacche di mantenimento. Qualche anno fa, ero a pescare sul lago di Ripasottile in compagnia di Cristiano Coralli. Verso le tre di notte catturai una stupenda regina di 20 kg, che decidemmo di mantenere all’interno del carp sack per fare le foto l’indomani mattina. Assicurammo la sua corda ad un picchetto piantato sulle tavole della piattaforma, come avevamo fatto molte altre volte; Forse la sveglia improvvisa dovuta alla partenza ci ha giocato un brutto scherzo, sarà stato il sonno e la fretta di rimettersi in branda, una lacerazione della corda assicurata al picchetto che ci è sfuggita di notte, o che è stata rosicata da qualche ratto ecc. Al mattino quando ci siamo svegliati e non abbiamo trovato la sacca con la carpa al suo posto, a momenti svengo, non tanto per le foto mancate, ma per la sorte della carpa che sarebbe stata segnata. Fortunatamente tale lago ha acque  molto limpide (in quel periodo) e poco profonde (massimo quattro metri e mezzo). Ci siamo messi alla sua ricerca perlustrando il lago in lungo e in largo ma purtroppo senza risultati soddisfacenti. Durante il pomeriggio abbiamo smontato le nostre attrezzature e le abbiamo caricate in barca per il trasbordo fino alle nostre autovetture, che si trovavano nella parte opposta alla nostra postazione. Per un grande colpo di fortuna, costeggiando il canneto ho visto una macchia di colore nero muoversi, la carpa per cercare di liberarsi della spiacevole “zavorra” si era addentrata nel canneto, dal quale non poteva più uscire in quanto la corda del carp sack si era impigliata tra le canne palustri. Contentissimo per il lieto fine, ho liberato immediatamente il pesce evitando di causargli altro stress con le foto di rito. Fortunatamente, questa “avventura” è finita a lieto fine, ma purtroppo non sempre è così, quindi dobbiamo sempre usare tutte le accortezze del caso per evitare spiacevoli conseguenze alle nostre amate carpe.

FOTOGRAFIA

Con la nascita della tecnica del carpfishing, nasce anche il catch and release e inizia l’abitudine da parte dei pescatori di fotografare le proprie prede. Grazie a questi cambiamenti, i pesci non vengono più uccisi per essere mangiati o mostrati agli amici, per poi finire, magari nel secchio della spazzatura. Oramai, quasi la totalità dei carpisti rilascia il pesce nell’ambiente dove è stato catturato, dopo averlo trattato con molta cura e fotografato per arricchire il proprio album dei ricordi. è bello vedere un pesce da noi rilasciato nuovamente sulle braccia di un altro, è emozionante ricatturarlo dopo tanto tempo e riconoscerlo dopo un confronto fotografico. Ma, anche questa azione và fatta in modo corretto e con tutte le cautele del caso. La prima cosa da fare è quella di tenere per tutto il tempo il pesce sul materassino e soprattutto con le alte temperature, prepariamo preventivamente un secchio di acqua per bagnare ogni tanto la preda, per evitare che si secchi il muco protettivo. Se il pesce inizia a scodare, cerchiamo di abbracciarlo delicatamente senza avere paura di sporcarsi la maglietta, l’ho visto fare troppe volte, meglio portarsi qualche maglia in più, che avere qualche carpa in meno. Il carpista esperto che ha abbracciato molte carpe, riesce a capire quando sta per dibattersi, generalmente il corpo inizia a tremare e si mette in tensione, in questo caso, teniamolo saldamente contro il petto a pancia in sù chinandoci sul materassino prima che inizi a dimenarsi. Evitiamo sempre di fare foto in piedi, se accidentalmente perdessimo il controllo, la sorte della carpa sarebbe segnata.

 
 
 

RILASCIO

L’atto finale, quello che maggiormente ci gratifica, è quello di rilasciare la carpa nel suo elemento naturale, nelle stesse condizioni in cui l’abbiamo catturata. Dopo avere fatto la serie di foto ricordo, dobbiamo evitare di trasportare il pesce in acqua con le nostre braccia, rimettiamolo all’interno dello sling e chiudiamo le cerniere laterali. Una volta in acqua, apriamo la cerniera dove si trova la sua testa e facciamola scivolare lentamente. Se vediamo che la carpa non riparte subito e tende a rimanere girata su un  fianco, manteniamola in posizione diritta con entrambe le mani finchè non è pronta a ripartire, a volte un rilascio troppo affrettato potrebbe causare delle gravi conseguenze al pesce.

 
 
 
 

La carpa che ci apprestiamo a fotografare, che abbiamo mantenuto all’interno del carp sack per qualche ora, ha superato lo shock del combattimento ed ha ripreso tutte le sue forze vitali. Questo ci impone di usare degli accorgimenti particolari per evitare che il pesce si dimeni con violenza sul materassino, perdendo nella migliore delle ipotesi, qualche squama. La prima cosa da fare, è quella di mantenere carp sack e carpa in acqua per qualche minuto, il pesce durante questa fase si dimenerà con violenza in acqua, senza che questo gli crei delle conseguenze. Successivamente, quando posiamo il carp sack sul materassino e ci prepariamo per fare le foto, apriamo la cerniera e con molta delicatezza iniziamo a scoprire la carpa, facendo attenzione nel mantenere i suoi occhi coperti da un lembo della “sacca”. Questa operazione è molto importante in quanto il pesce è stato per ore al buio, ed il ritorno improvviso alla luce potrebbe indurlo a scuotersi con molta violenza.