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Scrivere su come insidiare le
grosse carpe credo sia un argomento difficile, ma
comunque lo voglio affrontare in quanto le mie
teorie personali, messe in pratica nelle ultime sessioni
di pesca, incominciano a dare buoni frutti e quindi
perché non pubblicarle su queste pagine.
Premetto che da tempo pesco sui grandi
laghi e per grandi intendo acque come Bolsena, Bracciano
ecc, costantemente alla ricerca di un record personale
che tarda ad arrivare o meglio che non riesce a superare
i 24 Kg. Mi sto chiedendo quali siano i motivi per non
riuscire a oltrepassare il mio primato, che tutto
sommato è comunque notevole, ma che in 18 anni di
carpfishing avrei dovuto, anche per un colpaccio di
fortuna, prima o poi superare, considerando oltretutto
che in genere specchi d’acqua di grandi dimensioni, come
quelli sopra citati, dovrebbero avere un buon
numero di carpe di grossa taglia.
Ecco quindi che più passa il tempo e più
mi chiedo quali siano le cause di questa situazione di
stallo e ad ogni fine sessione le mie riflessioni
tentano di dare una spiegazione a cosa può essere
accaduto e a cosa devo dare più peso la prossima volta,
alla pasturazione, alla scelta del posto, al tipo di
esche usate, alla profondità in cui calarle.
Vediamo di analizzare dal mio punto di
vista i vari argomenti, visto che alla fine dovrebbero
interessare a tutti, e proviamo a mettere queste
“teorie” personali sulla carta, raccontando
semplicemente le mie esperienze delle ultime sessioni di
pesca.
La scelta del posto è certamente
l’elemento più importante. Le zone dove posare le esche
in un lago come Bolsena sono tantissime ma da tempo ho
incominciato a selezionarle in base ad una statistica di
media pesata e non solo. Ho notato che le zone ritenute
eccellenti per numero di catture alla fine si dimostrano
mediamente le più “ingrate” per i pesci di grosse
dimensioni. Nelle innumerevoli sessioni siamo riusciti a
catturare anche un numero considerevole di carpe ma
tutte con un peso intorno ai 14 - 17 kg. e su pochissimi
esemplari non ha mai superato i 19 - 20 kg.
Questo è avvenuto sia in zone sabbiose che in fondali
rocciosi, con condizioni di tempo ottime e altre volte
al limite del rovesciamento della barca, con venti caldi
o di tramontana. Come scegliere allora il posto per
tentare di ottenere una cattura di peso superiore alla
media. Semplicemente, come ho detto in precedenza,
evitando le zone più frequentate dai carpisti in quanto
facili da raggiungere e di conseguenza quelle con
maggior pressione di pesca, ma soprattutto per il
semplice motivo che proprio in queste zone, salvo poche
eccezioni, la media del peso si è sempre aggirata
intorno ai 14 - 15 kg..
Scandaglio alla mano, ho scelto una nuova
zona, distante dagli itinerari abitudinari e ho iniziato
una pasturazione in prossimità di una grossa depressione
e cioè al limite di acque dove subito davanti alle mie
lenze la profondità doveva scendere molto rapidamente,
raggiungendo i 15 - 25 metri e oltre. Ho cercato quello
scalone ipotizzando che i pezzi migliori dovessero
uscire proprio dalle profondità.

Nel mio caso ha significato raggiungere
una distanza maggiore ma ho scelto i mulinelli e trecce
di piccolo diametro proprio per arrivare “il più lontano
possibile”. Da considerare comunque che i laghi
vulcanici del centro Italia e i grandi laghi del nord
hanno sempre zone in cui le profondità sono rilevanti
anche vicino riva e quindi possiamo trovare il nostro
“scalone” pur senza dover stendere chilometri di
treccia.
La pasturazione è un altro elemento molto
importante. Ho sempre considerato le granaglie il
procedimento più economico e allo stesso tempo migliore
per inizializzare una nuova zona di pesca. Ho continuato
con lo stesso principio solo che ho aggiunto una
quantità di boilies sempre maggiore fino a sostituire,
dopo due – tre settimane, quasi completamente le
granaglie. Inoltre ho effettuato pasturazioni anche in
profondità, sui 15 – 25 mt.. Devo dire che sono uscito
con le lenze anche oltre ma è un argomento che forse
tratterò prossimamente.
Per i terminali non ho grossi problemi e
il mio fidato 2XS mi accompagna ormai da anni e
difficilmente sarà sostituito. Monto le affondanti con
un nodo senza nodo e le pop-up sempre su un 2XS o una
serie 5, utilizzando in questo caso delle montature come
da disegni.
Generalmente affronto una sessione con
tre inneschi diversi fino a passare inevitabilmente
(quando le abboccate sono presenti) all’esca che riesce
a catturare con più frequenza. Mi sono ritrovato spesso
con tre montature a tiger nuts o trigga e non mi sono
mai pentito di averlo fatto. Comunque incomincio con a
sinistra, (se il fondale lo permette), un affondante,
nel centro una doppia e a destra una pop o una doppia
omino di neve. Se la stagione è calda monto generalmente
su un terminale una doppia tiger galleggiante forando la
parte interna del piccolo tubero con un trapano e
sostituendo il foro con un cilindretto di sughero. Siamo
pronti per la sessione. Esche a mollo e via agli
avvisatori. Vediamo come sono andate le ultime tre
sessioni.
22, 23 e 24 aprile, profondità 12 mt, 14 mt.
e 18 mt., due inneschi affondanti e una doppia omino
di neve. Durante la prima giornata noia costante e un
tempo che sembra giugno nelle giornate migliori. Secondo
giorno cambio delle esche anche se il tempo non permette
una rilassante gita in barca. Catture zero. Ultimo
giorno e decido di tenere le esche a bagno fino alla
chiusura della sessione. Timidamente intorno alle 2 del
pomeriggio un bip sulla centralina mi sveglia come a
dirmi che sono ancora sul posto di pesca.
Intorno alle 5 del pomeriggio decido di
smontare e mentre incomincio a rimettere l'attrezzatura
sul camper, una timida partenza
mi fa scattare e afferro la canna di centro. Un pesce
dall’altro capo del filo mi sta portando via la treccia
e non c’è modo di arrestarlo. Il combattimento può
essere fatto solo da riva in quanto il vento è molto
forte e il lago in quel momento non mi permette di
uscire con la barca. Dopo una decina di minuti di tira e
molla improvvisamente mi rendo conto che non c’è più
resistenza e dopo un veloce recupero la treccia esce
dall’acqua senza più niente dietro. Qualcosa ha reciso
la mia lenza. Avevo notato dall’eco qualche sasso sul
fondale e sicuramente uno di loro ha dato un taglio
netto alla mia cattura.
Seconda sessione, a due settimane di
distanza stessa profondità. Il tempo è bellissimo e il
vento assente. Riposiziono come al solito le mie boilies
e resto in attesa. Il primo giorno solo una bella
dormita, solo quello. Dal secondo giorno le cose
cominciano a cambiare e subito, fin dal primo mattino,
due avvisatori mi avvertono che c’è del movimento
intorno alle mie esche. Alle due del pomeriggio una
partenza, l’avvisatore suona senza tanta agitazione.
Prendo la barca e dopo pochi minuti sono sopra al mio
pesce. Non vuole staccarsi dal fondo e rischio di nuovo
di vedere la mia treccia spezzarsi in qualche sasso.
Comunque, dopo una quindicina di minuti una carpa
affiora in superficie, e la cosa che subito mi colpisce,
oltre alla bella taglia, è il colore, di un marrone
scuro quasi nero. Al peso 19,2 kg. Non male come inizio.
Poi più nulla. Nessuna carpa è più passata in vicinanza
delle esche.
Terza sessione, ancora dopo 2 settimane.
Tempo ottimo, ma un vento teso mi condiziona tutta la
sessione. Mi consola il fatto che ho potuto comunque
effettuare altre pasturazioni nei giorni precedenti e
quindi la speranza di portare qualche carpa sulle mie
esche aumenta.
Primo giorno solo qualche bip ma nulla di
fatto. Considerando che siamo a maggio inoltrato,
nonostante il forte vento, l'estate sembra già arrivata.
Secondo giorno, alle cinque del mattino la centralina
inizia a suonare e mi sveglia dal letargo. Lasciare la
terra per avventurarsi su acque molto mosse non mi rende
la vita felice. Provo a recuperare da riva. La carpa
lentamente ma con forza sbobina la treccia e decido
allora di uscire. In pochi minuti arrivo con la barca
sul pesce. In attesa di vedere con la lampada qualcosa
affiorare, la paura di rovesciarsi in acqua inizia a
passare e finalmente dopo innumerevoli affondate una
meravigliosa carpa entra dentro al guadino. Di corsa a
riva e la bilancia ha riportato 20,8 kg.

Alle 3 del pomeriggio una partenza
abbastanza blanda mi fa uscire di nuovo dal letargo. Con
la barca raggiungo la zona dove avevo sistemato il
segnalino di sinistra e incomincio a pompare il pesce.
Sembra indemoniato, ma non ha scampo. Dopo una decina di
minuti entra nel guadino una bella carpa che al peso
farà 19,8 kg. La sessione finisce con questa cattura ma
ho intenzione prossimamente di portarmi su fondali
ancora più profondi. Ho notato infatti che uscendo
ancora alcune decine di metri posso raggiungere sulla
mia sinistra uno scalone sui 24 metri di profondità.
Adesso mi domando se in queste tre sessioni le catture
siano state casualmente di taglia superiore oppure
mettere in pratica quello che ho precedentemente
accennato sia stata la soluzione vincente. A metà
comunque, in quanto è vero che la media è stata superata
almeno di 5-6 kg. ma la carpa da record personale ancora
se ne sta tranquilla a pascolare sul fondale del lago.
A fine stagione vedremo se le mie teorie
avranno dato i loro frutti. |