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Amur |
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L’amur o carpa erbivora è un pesce di
taglia dal corpo fusiforme ed allungato, ricoperto di grandi scaglie, da
35 a 45 lungo la linea laterale. La testa è larga, con muso lungo e
corto. La colorazione, dorsalmente bruno-grigiastra, è più chiara su
fianchi, con sfumature dorate ed argentee. La bocca è terminale, ampia,
rivolta verso il basso. E’ dotato di labbra molto dure che gli
permettono di “strappare” foglie, erbe e germogli di canneto. E’ inoltre
dotato di grossi e potenti denti faringei che gli permettono di
triturare molto facilmente vegetali acquatici, granaglie, gamberi, cozze
d’acqua dolce ed altro. Hanno tassi di crescita molto importanti,
esemplari di 15 anni, nei paesi di origine, possono raggiungere i 130
cm. per un peso di 50 kg. In Italia non sono mai stati catturati
soggetti di queste dimensioni, ma di amur superiori ai 30 kg ne è stato
preso più di qualcuno. |
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BIOLOGIA Questa
specie è originaria della Cina, dei bacini dei grandi
fiumi Yang-tze, e del medio e basso amur (da cui prende
il nome). Per la loro provenienza, questa e altre specie
simili, vengono indicate come “carpe cinesi”. Nel 1956,
la Russia fu il primo importatore europeo di questa
carpa, e fù proprio da questo paese che nel 1968, furono
acquisiti i primi avannotti destinati alle acque
italiane, con l’obiettivo del controllo biologico della
vegetazione acquatica infestante, presente in diverse
acque italiane. Nel paese di origine, raggiunge la
maturità sessuale a 4-5 anni. Nel periodo riproduttivo,
quando la temperatura dell’acqua supera i 20-22°C,
depone, nella corrente del fiume, fino a duecentomila
uova galleggianti per kg di peso vivo. Le uova,
trasportate dalla corrente anche per molti chilometri,
si schiudono rapidamente in poche ore. Nelle acque
europee non si riproduce, anche se in casi molto
sporadici, ci sono testimonianze accertate di piccoli
esemplari non introdotti dall’uomo, che farebbero
pensare il contrario. E’ possibile che le naturali
mutazioni genetiche che avvengono in tutte le specie
avrebbero potuto, anche per l’amur, far nascere qualche
individuo capace di riprodursi in condizioni diverse da
quelle del paese di origine, d'altronde la conservazione
della specie spinge da sempre gli esseri viventi verso
nuove forme di adattamento. |
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Tipicamente erbivora, si nutre della
maggior parte di vegetali acquatici, alghe filamentose comprese. In caso
di scarsità di queste piante, può alimentarsi anche con i germogli di
canne palustri, ma in caso di scarsa disponibilità di vegetali, si
adatta con estrema facilità alle abitudini alimentari di altri
ciprinidi, riuscendo a mangiare con facilità, (grazie ai forti denti di
cui è dotata) anche gamberi e cozze d’acqua dolce. L’introduzione di
questa specie come “diserbante biologico”, va attentamente valutata;
potrebbe infatti alterare pericolosamente l’equilibrio ambientale,
sottraendo il substrato riproduttivo alle altre specie ittiche che
utilizzano la vegetazione acquatica per la deposizione delle uova. Nel
lago del Salto tra gli anni ottanta-novanta, la Provincia di Rieti, con
diversi ripopolamenti ne introdusse grandi unità, per contrastare la
proliferazione delle alghe. Ma, purtroppo, risolto tale problema se ne
creò un altro altrettanto grave: alcune specie presenti nel lago non
trovarono più l’habitat ideale dove attecchire le proprie uova e
soprattutto la tinca che in assenza di vegetali non riesce a portare a
buon fine la riproduzione, andava via via scomparendo. ma la loro
introduzione in laghi e fiumi dovrà essere effettuata solo dopo studi di
impatto ambientale approfonditi, in quanto l’amur non è una specie
dannosa, ma può diventarla con una errata gestione da parte dell’uomo.
Le sue carni sono molto buone; nel paese di origine ed in molti paesi
dell’est Europa dove è stata introdotta, riveste quindi una notevole
importanza economica. Da noi la diffusione è stata piuttosto lenta e
dovuta soprattutto per combattere l’eccessiva diffusione di alghe, è
tuttavia molto ricercata, soprattutto da noi carpisti per la sua grande
combattività. Grossi esemplari sono presenti nei laghi Salto, Turano,
Albano, Sartirana, Endine, Piediluco, nei numerosi canali del Ferrarese
ed in molti laghetti sportivi. |
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ACQUACULTURA
Le tecniche per la
riproduzione artificiale di questo pesce sono ormai
molto diffuse, particolarmente nei paesi in cui si è
sviluppato l’allevamento delle carpe cinesi, in Italia è
molto noto il Centro Ittiogenico che opera sul lago
Trasimeno. L’interesse per questa specie, e motivo della
loro introduzione in Europa, è dovuto al loro rapido
accrescimento, alle carni apprezzate e di buna qualità,
ma soprattutto alla predilezione, nella loro dieta, per
quella porzione di biomassa vegetale, piante acquatiche
e fitoplancton, non sufficientemente utilizzata dalla
carpa e da altri ciprinidi europei. |
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ESCHE
Come
abbiamo già detto, l’amur si nutre prevalentemente di
vegetali acquatici, ma in carenza di questi, nei casi di
immissioni non compatibili con il cibo disponibile, si
adattano molto facilmente alla dieta della carpa, con la
quale entrano in competizione alimentare. In questi anni
ho visto catturarle con vermi, more, boilie, piselli,
mais, bigattini, canapa, penne (pasta), ciuffetti di
erba medica, germogli di canneto ecc.
Comunque, non
dimentichiamo la loro natura vegetariana e, volendo
affrontare una battuta di pesca puntata alla cattura di
questi splendidi pesci, è assolutamente d’obbligo
portare con se dei grandi secchi pieni di mais. L’amur è
un pesce che riesce a mangiare un quantitativo di cibo
non paragonabile ad altri ciprinidi e, una volta che un
branco di carpe erbivore arriverà sulla nostra area di
pastura non dovremo aver paura di aver esagerato con la
quantità di mais: verrà spazzato via ogni singolo chicco
e, sicuramente, lo strike non mancherà. Le granaglie
vengono apprezzate moltissimo e anche una canna
innescata con una tiger nut è una scelta più che saggia:
andranno bene le grandi black panter ma anche le tiger
più piccole verranno mangiate senza alcun sospetto(forse
anche meglio!). Comunque, anche nei luoghi dove la
vegetazione ed i canneti abbondano, vengono gradite
anche boilies con aromatizzazioni fruttate e, molto
spesso, i grandi esemplari si fanno tentare da inneschi
realizzati con boilies al pesce. Un esempio che conferma
quanto detto lo abbiamo nel canale di Ostellato, dove
anche a causa di una continua pressione di pesca gli
amur sono abituati a differenti tipi di pasturazione e
si lasciano catturare facilmente con granaglie di vario
genere e boilie di varie aromatizzazioni, concepite con
differenti tipi di mix. Dobbiamo, comunque riconoscere
che l’esca principe per catturare l’erbivora, resta
senza ombra di dubbio il mais. Per questo non bisogna
sottovalutare neanche l’aspetto economico, se vogliamo
insidiare principalmente gli amur, possiamo
tranquillamente risparmiare i soldi per l’acquisto di
boilie e mix. Con i soldi spesi per l’acquisto di un kg
di ready made di buona qualità, se ci rechiamo in un
consorzio agrario, ci acquistiamo il corrispettivo di un
quintale di mais. |
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TERMINALI
La carpa erbivora,
ha un modo di assaporare l’esca, molto diverso dalla carpa, mentre
quest’ultima aspira con forza l’esca portando all’interno della bocca
sia l’amo che l’esca, l’amur la morde. Ciò vuol dire che in molti casi,
un capello (hair rig) troppo lungo, (che nel caso della carpa
funzionerebbe molto bene per la maggiore mobilità) potrebbe facilmente
fallire perché l’esca è troppo distante dall’amo. In questo caso avremo
delle partenze velocissime o delle calate dello swinger nette, con
conseguenti ferrate a vuoto in entrambe i casi. Il primo accorgimento
che dovremo adottare se peschiamo con esche affondanti, è quindi quello
di accorciare il capello, in modo che nel momento che l’amur schiaccia
l’esca tra le labbra, con molta probabilità morda anche l’amo,
autoferrandosi. La soluzione migliore, soprattutto se svolgiamo la
nostra azione di pesca, in settori dove si alternano mangiate sia di
carpe che di amur, è quella di pescare con terminali che prevedano
inneschi pop-up, in quanto garantiscono un’ottima autoferrata con
entrambe le specie. I migliori risultati li ho avuti con ami a gambo
lungo nella soluzione withy pool rig, che prevede l’esca attaccata alla
curvatura dell’amo. Questa speciale montatura, funziona molto bene anche
con il mais, è importante però innescare anche un pezzo di foam o
spugnetta galleggiante dello stesso colore. Quando proviamo la sua
posizione in pesca, facciamo impregnare bene la spugna di acqua perché
molti commettono l’errore di provarla asciutta, ma dopo essere rimasta
per un po in ammollo, il suo grado di galleggiamento diminuisce e questo
potrebbe mettere “fuori pesca” il terminale. Sempre con gli stessi ami,
(soprattutto nei casi in cui inneschiamo il mais) possiamo legare l’esca
su un anellino libero di scorrere sul gambo dell’amo tra due stopper di
gomma, posizionati uno sulla sua curvatura, all’altezza dell’ardiglione,
l’altro sotto l’occhiello, lasciando lo spazio necessario per fare
almeno 5-6 giri del dacron utilizzato per collegarlo all’amo con un Knot
less (senza nodo).
Nei casi in cui vogliamo insidiarle
con boilie pop-up, possiamo usare ami montati con D’rig. La D è lo
spezzone di nylon che è collegata alla parte esterna dell’amo dove è
inserito un anellino inox o in teflon dove và attaccata la boilie.
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ATTREZZATURE CONSIGLIATE
Come già accennato, il
combattimento vero con questa specie avviene
nell’immediato sottoriva, questo implica degli
accorgimenti particolari per aumentare le possibilità di
concludere con successo la sfida. Non avremo bisogno di
canne molto potenti e con azione di punta, canne dalle
2,15 alle 2,45 lb con azione semiparabolica, faranno al
caso nostro in quanto assorbono meglio le violente fughe
del pesce a breve distanza. Sempre per lo stesso motivo
dovremo pescare con il nylon che essendo elastico,
ammortizza maggiormente rispetto ad un tracciato le
continue ripartenze. Se non vogliamo o non possiamo
utilizzare il nylon, possiamo ovviare il problema
collegando alla treccia almeno una quindicina di metri
di shock leader di nylon, saranno quelli che dovranno
“sopportare” la maggiore mole di lavoro. |
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Per quanto riguarda
gli ami, abbiamo già detto che quelli a gambo lungo sono
da preferire in quanto hanno una migliore autoferrata.
Ricordiamo comunque, di sceglierli sempre moto affilati,
in quanto l’interno dell’apparato boccale dell’amur è
molto duro da bucare. Per lo stesso motivo, sarà
necessario utilizzare sempre piombi generosi, da 140 gr
in su, secondo le esigenze e le distanze di pesca, per
permettere all’amo di conficcarsi con più facilità nelle
sue durissime labbra. Come abbiamo detto più volte il
vero combattimento avviene nell’immediata vicinanza del
rod pod, questo implica un altro accorgimento da
adottare: l’uso dei back leads. Questi, permettono alla
madre lenza di rimanere ben adagiata sul fondo,
favorendo una maggiore discrezione, riducendo inoltre,
le probabilità che durante il recupero, la preda vada ad
impigliarsi sulle lenze delle altre canne. |
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RILASCIAMOLE IN BUONE CONDIZIONI
L’amur
durante la fase del combattimento da sfogo a tutte le
energie arrivando privo di forze nel guadino. Prima del
rilascio è opportuno prendere alcune precauzioni per
evitargli spiacevoli conseguenze.
Utilizziamo un
materassino di grandi dimensioni, ben imbottito, che
possa attutire le eventuali scodate del pesce in fase di
slamatura e durante lo scatto delle foto. Sembra
superfluo ricordarlo, ma prima di posare l’erbivora sul
materassino, ricordiamoci di bagnarlo preventivamente ed
acceleriamo tutte le fasi successive alla cattura,
perché questo pesce fuori dal suo elemento è molto più
vulnerabile della carpa. In caso di catture notturne,
facciamo le foto utilizzando il flash della macchina
fotografica ed evitiamo assolutamente la detenzione nei
carp sack, perché a differenza della carpa che si porta
sul fondo, l’amur a causa dell’aria immagazzinata nello
stomaco durante il combattimento, tende a rimanere in
superficie, scodando in modo molto violento, riportando
ferite soprattutto tra la parte anale e la coda. Prima
del rilascio, massaggiamogli il ventre tenendolo in
posizione verticale, per eliminare l’aria eventualmente
rimasta. L’amur è dotato di una vescica natatoria in
grado di gonfiarsi e sgonfiarsi molto velocemente,
questo gli permette di spostarsi velocemente in
differenti profondità di acqua, ma questo è un grosso
limite se non adottiamo tutte le accortezze necessarie e
una manutenzione errata e un rilascio affrettato possono
provocare degli scompensi al pesce (embolia) che possono
risultare fatali. |
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COMBATTIMENTO
L’amur,
ha un comportamento molto differente dalla carpa durante
il combattimento. Dopo la mangiata (molto spesso in
calata) e la successiva ferrata, si fa recuperare con
facilità, senza cercare eventuali ostacoli dove
ripararsi. Molto spesso, soprattutto a chi lo insidia le
prime volte, sembrerà di avere allamato un piccolo
pesce; tinca, carassio, scardola ecc, talmente è leggera
la sua opposizione. Mantiene questo comportamento fino a
pochi metri da riva, ma alla nostra vista e quella del
guadino, sprigiona tutta la sua forza con partenze
fulminee. Farsi trovare impreparati in questi frangenti
vuol dire perdere inesorabilmente la preda. Per avere
maggiori possibilità di portare a termine con successo
il combattimento dobbiamo tarare le frizioni dei
mulinelli in modo che possano assorbire le sue violenti
fughe. Molto spesso, soprattutto durante la notte, non
oppongono resistenza e si fanno portare con estrema
facilità in prossimità del guadino, in questi casi
dobbiamo cercare di farle ripartire allungando il
combattimento prima di inserirle all’interno del
guadino, altrimenti non c’è rete che tenga: le sfondano
con molta facilità. |
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PERIODI
L’amur
è un pesce che predilige muoversi in acque relativamente
fredde, infatti il periodo di maggiore attività lo
abbiamo durante la stagione calda, quando si manifesta
con ripetute scodate. Il periodo migliore per tentare la
loro cattura, in linea di massima, a secondo
dell’ambiente di pesca e delle condizioni climatiche, và
da Aprile ad Ottobre. Le catture invernali sono molto
sporadiche, se non impossibili in certi ambienti.
Prendere un amur in inverno sul canale di Ostellato è
molto improbabile, mentre ambienti di pesca diversi come
i laghi Salto e Turano e Albano, permettono ancora
qualche cattura. |
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