"Oppressori e oppressi"
 

1° giugno 2005, dopo tanto tempo vidi avverarsi quello che per me fino a quella data era rimasto solo un sogno. La mattina di quel giorno dopo tanti km di viaggio arrivai a destinazione assieme al mio socio di pesca “paxson”, scesi dall’auto rimanemmo ad ammirare per qualche istante lo splendore che si poneva dinnanzi a noi.

Eravamo a Bolsena, eravamo in una delle mete più ambite e belle d’Italia.

Trascorsi 4 giorni di assoluto silenzio potemmo ammirare questa perla del centro Italia, tanto bella da non riuscire a smettere mai di osservare l’orizzonte, le sue splendide acqua cristalline, la rigogliosa vegetazione che faceva da cornice ad un paradiso naturalistico.

Nonostante il cappotto durante il ritorno ebbi il sorriso disegnato in viso, ero contento di aver potuto ammirare di persona questo splendido bacino vulcanico, tanto bello quanto caparbio nella sua ricchezza di biodiversità vegetali sia animali. Fu proprio a Bolsena che iniziai a svegliarmi all’alba per poter godermi la colazione in riva alle sue acque di fronte al sole che faceva capolino nelle valli circostanti. Sono momenti che suscitano forti emozioni, si sogna ad occhi aperti sperando che il tempo si fermi per farci assaporare più a lungo quegli istanti e cogliere quegli attimi che la società di oggi ci sta privando.

Quel giorno, il 1° giugno 2005, ebbe inizio un nuovo Amore.

Passò qualche mese prima di ripartire per Bolsena, fu ottobre dello stesso anno, vedemmo il lato burrascoso di Bolsena, le sue forti tempeste, i suoi impetuosi venti, grosse nubi nere avvolgevano in una morsa tutto il bacino, apparve un paesaggio che lasciava spazio all’immaginazione di un ritratto “Dantesco”, le sue imponenti onde infrangendosi nel sotto riva non avevano nulla da invidiare ai nostri mari… “Fssssssss” “Fsssssss” tanto forte erano le onde che a fatica quella notte riuscimmo ad addormentarci. Accogliemmo con timore ma con altrettanto entusiasmo questa difficile sfida, l’onnipotente Bolsena stava brontolando, il vulcano stava mescolando le sue acque alimentato da un forte vento spinto da nord, la famosa tramontana di Bolsena, quella che incute timore anche ai saggi pescatori di professione, i quali, consapevoli della sua pericolosità, ormeggiano al sicuro le proprie imbarcazioni, aspettando che il vulcano torni a dormire.

Ed ecco che proprio durante quella tempesta fecero capolino nel nostro materassino le prime regine, tanti belle quanto forti, carpe “purosangue”! Nonostante la taglia medio-piccola constatammo che queste regine erano dotate di una forza sovrannaturale, mai in passato avevamo combattuto con carpe così forti. Durante una di quelle notti venne a farci visita la polizia provinciale, rappresentata da un personaggio denominato “rambo”, ritengo più consono un soprannome del tipo “lo sceriffo”, colui che da lì a poco apparì come il padrone di Bolsena. Quella notte, nonostante la pioggia battente, ci fece un bel verbale. A parte questo spiacevole episodio ci accorgemmo che Bolsena ci aveva conquistati, nonostante i 300 km che ci dividevano lo stesso mese tornammo per tentare le superbe regine.

La sessione successiva scalfì definitivamente il mio cuore, probabilmente fu la sessione dove ebbi la più grande emozione da quando pratico il carpfishing, durante l’ultima notte riuscii a salpare in barca la regina che fino a quel momento avevo solo potuto vedere nelle foto. Sono momenti che rimangono indelebili nella mente, il combattimento in barca avvolti dalle ombre notturne… le luminose stelle apparse come per incantesimo… le calde luci rosse dei paesini in lontananza rendevano l’atmosfera quasi irreale… ed infine il lago liscio come l’olio chissà cosa nascondeva là sotto dall’altra estremità della lenza. Mi lasciai trasportare dal mio inconscio, fui rapito per un istante dalla realtà. Bolsena mi aveva conquistato.

L’anno 2006 fu a senso unico, parola d’ordine “Bolsena”! Fu così che ad aprile ci ritrovammo a calare le nostre insidie nelle sue ricche acque. Poi a maggio, poi a luglio, poi ancora agosto e settembre, le sfide furono tutte distinte l’una dall’altra, poste nuove, profondità nuove, fondali differenti, inneschi differenti, fu difficile ma poco a poco cominciammo a conoscere i primi trucchi per insidiare le regine, i cappotti non mancarono ma servirono per essere più spronati nel ripartire il mese dopo alla conquista del più grande vulcano del centro Italia.

 

 

Bolsena rispolverò in me il lato infantile, quello che da tanto tempo era rimasto solo un ricordo, quello di riscoprire il sorriso e l’entusiasmo nell’offrire cibo alle anatre selvatiche, agli eleganti cigni bianchi, mi fece riscoprire la bellezza e l’importanza di immortalare anche quei momenti lì, quelli che avevo abbandonato da ormai vent’anni.

Con gioia sapevo apprezzare ogni momento della giornata, assieme al mio amico paxson parlavamo di quanto ci arricchisce dentro il vivere la natura così in modo pulito e armonioso.

Arrivò novembre 2006, altro mese, altra sessione indimenticabile, scacco matto a Bolsena con ben 11 carpe con peso medio di 17,8 kg, migliorai il mio record personale e paxson fece il suo record di carpa regina, una sessione da calendario!

Tornammo a dicembre ed infine, grazie alla mia dolce metà, trascorsi assieme a lei l’ultimo dell’anno sulle rive del vulcano, ancora una volta con le mie Leon puntate laggiù, verso quell’ignoto che conquistava i miei più fantasiosi pensieri.

A distanza di un anno e mezzo io e paxson ci sentivamo temprati, il tempo aveva maturato in noi quel poco di esperienza su Bolsena per far si che potessimo affrontare il nuovo anno ricco di buoni presupposti, vivendolo sulla cresta dell’onda.

Nel frattempo venne pubblicato il nuovo regolamento della Provincia di Viterbo che penalizzò sensibilmente la tecnica del carpfishing, venne escluso gran parte del lago dall’esercizio della nostra tecnica. Nonostante tutto andammo avanti per la nostra strada, come potevamo fermarci proprio sul più bello!? Inaugurammo la stagione a marzo con due belle carpe, ma l’ultima notte venne a farci visita lo sceriffo intimandoci di andarcene il mattino seguente.

Accusammo il colpo ma tornammo ancora motivati il mese successivo, aprile.

Durante la prima notte mentre dormivamo comparve ancora lui, lo sceriffo del lago, ancora qui per opprimere la nostra tecnica, ne venne fuori una discussione molto animata che degenerò, ne scaturirono due verbali e ci minacciò di tornare la notte successiva. Il giorno dopo eravamo sul tracollo, era in bilico l’ipotesi di chiudere baracca e tornare a casa. L’episodio ci piegò ma non ci ruppe, pertanto decidemmo di portare avanti la sessione. Ebbene fu la sessione dei sogni, quella che non ti aspetti mai, quella che hai sempre solo sentito raccontare, una sessione senza esclusioni di colpi con ben 34 catture in 4 giorni di cui 9 regine tra i 15 e i 20 kg, Bolsena era stato espugnato!

Nonostante tutto tengo a sottolineare che durante la sessione passarono a farci visita i carabinieri, la polizia municipale, la forestale, la guardia ittica venatoria, la polizia provinciale capitanata dallo sceriffo ed infine persino i volontari. Una vera e propria incursione di soppressione a danno dei carpisti.

Tornati a casa, a seguito dei verbali riscontrati decidemmo di contestarli in quanto il regolamento non presentava la data di entrata in vigore. Il Dirigente del settore di Caccia e Pesca della Provincia di Viterbo respinse tutto citando anche la nostra cattiva condotta… ebbene chi presentò una cattiva condotta fu lo stesso sceriffo ponendosi sempre in malo modo trattandoci da bracconieri, probabilmente dimentica quello che dovrebbe essere la prima regola, la deontologia professionale! A nulla valsero le mie numerose telefonate in Provincia, il Dirigente fu sempre irreperibile.

Continuammo per la nostra strada divenuta ormai una battaglia, pescammo anche a maggio, luglio e agosto con discreti risultati, poi arrivò settembre che aprì la porta all’autunno tanto atteso, sapevamo dove ci saremmo dovuti dirigere per insidiare le grosse regine.

Fu la nostra disfatta.

Il 27 settembre partimmo ancora una volta in missione consapevoli del rischio regolamentazione. Arrivati sul posto calammo le nostre insidie laggiù in quel fondale profondo dove da 7 passa a 9 metri. Sotto una pioggia incessante attendemmo dentro la tenda, le ore passarono, le carpe non si fecero attendere, una… due… tre… pesatura, foto, rilascio e una pacca sulla spalla al mio socio con un sorriso. Non chiedevamo di più.

Il mattino seguente mi ritrovai a gustarmi la colazione come sempre in riva al lago, pochi istanti dopo intravidi un motoscafo, ci volle poco a capire che si stava dirigendo verso di noi la polizia provinciale. Ebbi un’espressione di rassegnazione, stanco e deluso vidi che si avvicinarono al mio segnalino, lo recuperarono e lo issarono a bordo. Mi alzai impotente avvicinandomi alla riva, da laggiù qualcuno esclamò qualcosa, si avvicinarono e riconobbi la voce, era nuovamente il padrone di Bolsena, era diventata una persecuzione. Ci ammonii avvisandoci del divieto di pesca e di campeggio, concluse esclamando:

“vi ho avvisati!”.

Stanchi e offesi nell’animo capimmo che era giunto il momento di arrenderci, la situazione era arrivata a livelli drammatici, dovevamo a malincuore chiudere definitivamente il capitolo Bolsena. Riuscirono nel loro intento, ci estirparono il “nostro” lago, quello tanto desiderato e tanto amato.

Nonostante il rischio decidemmo di trascorrere l’ultima notte accanto alle acque di questo favoloso capolavoro della natura. Il giorno dopo, sabato 29 settembre 2007, smontammo il campo per l’ultima volta, rientrammo a casa pensando a tutto il nostro percorso intrapreso a Bolsena, le gioie, le emozioni, le fatiche, i sacrifici, fino all’esilio.

Oggi 1° ottobre scrivo queste righe puntando il dito contro a chi ci ha privato della nostra passione con tanto astio e altrettanta tiranneria. Rivendico il diritto di esercitare la mia passione pulita e sincera nel luogo che amo, nel luogo che mi ha regalato tante emozioni, nel luogo in cui mi divertivo a cibare le anatre, nel luogo dove ammiravo il sorgere del sole come se non l’avessi mai visto, nel luogo che ho sempre rispettato e mantenuto integro e pulito.

Pretendo il mio, nostro diritto.

 

Riccardo Tartagni – Forlì

Big Carp Team Roma