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Il fiume Serchio ha origine da alcuni torrenti che scendono
dai monti della
Garfagnana. Il
ramo principale,
Serchio di
Sillano, scende
dalle pendici
del Monte
omonimo, il
Monte Sillano,
quota 1865 mt..
Nel comune di
Piazza al
Serchio si
unisce al ramo
di Gramolazzo, e
dalla
congiunzione di
questi due
torrenti,
l’impronta del
fiume è
definitiva. Il
suo percorso si
snoda tra i
borghi e i
caratteristici
paese dell’alta
Lucchesia, come
Castelnuovo di
Garfagnana,
Barga, Borgo a
Mozzano ecc..
Incontra nel suo
cammino la Lima,
il più
importante
affluente,
prendendo da
esso una
notevole
quantità di
acqua. Questo
torrente nasce
dal passo dell’Abetone
e raccoglie le
acque dell’alto
Appennino
Modenese e
Pistoiese. |
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Con una portata media molto alta, offre al fiume Serchio
quasi la metà
dell’acqua
totale. Nella
parte bassa il Serchio percorre
la piana di
Lucca. In questa
zona riceve il
torrente
Freddana. Poi,
dirige il suo
cammino verso
ovest, e
attraverso le
Strette di
Filettole entra
nella provincia
di Pisa,
scorrendo
attraverso i
comuni di San
Giuliano Terme e
Vecchiano. Si
getta nel mare
presso il Parco
di San Rossore,
a pochi
chilometri dalla
città con la
torre pendente.
Questo fiume,
pur essendo a
carattere
torrentizio, con
piene che
possono arrivare
addirittura a
3000 m3.
al secondo, ha
comunque una
ricca portata
annua con una
media di ben 45
m3.
al secondo,
risultando il
fiume toscano
più regolare.
Soprattutto in
estate, quando
in regime di
siccità altri
fiumi più
importanti come
l’Arno e l’Ombrone
soffrono la
carenza d’acqua
(nonostante i
bacini dei
cugini toscani
siano maggiori
come lunghezza
ed estensione),
il Serchio
continua a
sfornare alla
foce circa 11 m3.
al secondo, tre
volte quella
dell’Arno e
addirittura
dieci volte
maggiore della
portata dell’Ombrone. |
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Il torrente Serchio |
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Questo perché
nasce in una
zona, la Garfagnana e le
Alpi Apuane,
dove le
precipitazioni
sono tra le più
alte in Italia.
Di conseguenza
le sorgenti sono
ben fornite e
possono
permettersi
anche durante i
periodi di
siccità estrema,
di donare al
fiume una buona
quantità
d’acqua. Nel
corso dei secoli
questo fiume ha
visto
stravolgere il
proprio corso
naturale. Ai
tempi in cui
prendeva il nome
di Auser,
toccava la città
di Lucca e
successivamente
si gettava nel
Lago di Bientina
(che a sua volta
alimentava il
fiume Arno). Poi
il fiume venne
dirottato ad
ovest del Monte
Pisano e fatto
sfociare
direttamente
dentro l’Arno,
vicino Pisa.
Ancora, visti i
continui
problemi del
fiume
fiorentino, fu
definitivamente
dirottato sul
percorso
attuale, proprio
per non
sovraccaricare
l’Arno durante
le frequenti
piene. Prima di
passare
all’azione
abbiamo deciso
di intraprendere
un viaggio
controcorrente,
per raccogliere
informazioni sul
fiume e per
sparare qualche
foto ricordo. Il
ponte della
Maddalena unisce
le due sponde
del fiume
Serchio
all'altezza del
paese di Borgo a
Mozzano. |
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Ponte della Maddalena detto
anche "Ponte del diavolo" |
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La
strada
che
unisce
le due sponde
grazie
al
ponte
della
Maddalena |
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La sua
costruzione
risale ai tempi
della Contessa
Matilde di
Canossa
(1046-1115). Una
leggenda narra
che il capomuratore,
non riuscendo a
terminare
il ponte nei
tempi pattuiti,
si rivolse al
Maligno per
terminare
l’opera,
vendendo la sua
anima. Il ponte
fu completato in
nottata.
Continuando, si
arriva al paese
di Pontecosi. Il
lago omonimo è
stato costruito
dall’Enel
sbarrando il
fiume Serchio.
Stranamente
l’acqua ha un
insolito colore
giallo. Abbiamo
chiesto
informazioni
sulla presenza
di carpe, ma
purtroppo un
signore,
arrabbiatissimo,
ci ha raccontato
il motivo di
questa
colorazione.
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Il lago di Pontecosi |
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Un
“artista”, dato
che lo
smaltimento
rifiuti si trova
qualche
chilometro, si
è permesso di
scaricare sul
torrente, subito
a monte del
lago, una
cisterna piena
di chissà quali
porcherie. A
nulla sono valse
le proteste dei
cittadini nei
confronti delle
amministrazioni,
Comune, ARPAT
ecc... Nessuno
sa niente e
nessuno ha visto
niente e quindi
come da
“REGOLAMENTO
ITALIANO”
nessuno è
responsabile di
tutto ciò. Il
fatto è che
comunque lo
specchio d’acqua
in questione è
andato a farsi
friggere. Non
solo, ma con la
prossima piena
questo putridume
si riverserà
lungo il fiume,
inquinando il
Serchio per
tutta la sua
lunghezza. E il
mare?
Peccato, il posto è incantevole. Il pesce è presente anche
se le carpe sono
di modeste
dimensioni.
Riprendiamo il
cammino per
andare a
visitare il
Serchio alto.
Una serie di
dighe sbarrano
il suo corso.
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Una
diga sul Serchio |
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Sicuramente,
visto le piene
impetuose, sono
state
realizzate,
oltre che per
generare energia
elettrica, anche
per contenere la
furia del fiume.
La zona della Garfagnana è
molto bella, la
natura sembra
non avere subito
attacchi
violenti da
parte dell’uomo.
Il verde è molto
presente e i
boschi affollati
da castagni e
pini.
Finalmente,
perché la strada
è molto
tortuosa, si
arriva a
Gramolazzo. Uno
spettacolo
meraviglioso si
presenta davanti
a noi. Il lago
omonimo, il lago
di Gramolazzo è
spettacolare,
invitante, pieno
di pace. Il
settimo meeting
Italia – Francia
2007 di
carpfishing è
stato effettuato
proprio su
queste acque,
nel mese di
maggio. Mette la
voglia di tirar
fuori
l’attrezzatura e
pescare. Peccato
non avere una
barca. Mi sono
promesso
comunque di
ritornare a fine
settembre, per
passare una
settimana in
tutta
tranquillità. Il
momento di
ritornare a
fondovalle è
arrivato.
Dobbiamo pensare
alla nostra
sessione sul
fiume. Devo dire
che conosco il
Serchio almeno
da una
venticinquina di
anni, da quando,
con la passione
della mosca,
venivo su queste
acque alla
ricerca di
grossi cavedani
e trote. L’unico
temolo della mia
vita è uscito
proprio sul
Serchio,
sicuramente
sceso a valle
dalla Lima.
Successivamente
sono ritornato
alla ricerca di
fondali adatti
alla tecnica del
carpfishing. Mi
sono deciso così
dopo molti anni
di tornare, con
il mio amico
Filippo, a
passare tre o
quattro giorni
su questo fiume.
Dato il periodo
estivo non
proprio
favorevole,
speravo comunque
di trovare una
situazione
buona, che ci
permettesse di
catturare
qualche
esemplare. |
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Abbiamo contattato anche un noto carpista del posto, il
quale ci ha dato
delle dritte,
sia per la zona
che per le esche
da utilizzare.
Spesso
i consigli sono
validi, ma
purtroppo non
lo sono stati per
il nostro caso. Comunque ci siamo sistemati presso un campo gara,
frequentato da
una miriade di
pescatori al
colpo. Abbiamo
sondato il
fondale e scelto
di posizionare
le nostre esche
sulla sponda
opposta, ricca
di ostacoli come
alberi sommersi
e grossi erbai.
Il consiglio del carpista era
anche quello di
innescare una
doppia, almeno
di 24 mm. alle
spezie, ed è
quello che
abbiamo fatto.
Filippo ha
scelto la parte
sinistra,
lanciando le
proprie canne
vicinissime a
due piante
sommerse e la
terza sotto ad
un albero, molto
vicina alla
sponda. Io,
sulla destra, ho
posizionato la
prima canna di
sinistra sotto
alla fronda di
un albero, la
centrale
accostata ad una
pianta sommersa
e la terza
vicino alla
nostra sponda,
quasi sotto i
piedi, in una
buca di almeno 3
mt. e circondata
da grossi erbai.
La serata è
passata veloce,
in attesa di
sentire un
avvisatore. La
pasturazione
effettuata non è
stata
abbondante, ma
quasi un chilo
di boilies alle
spezie sono
comunque finite
nei punti dove
si trovavano i
nostri
terminali.
Filippo ha anche
preparato una
serie di palle
con del mais e
della pastura,
lanciandole con
la fionda una
decina di metri
a monte dei
propri
terminali.
Speravamo di
vedere prima o
poi una carpa,
soprattutto
durante la
nottata, ma
nulla di fatto.
Solo brevi
partenze causate
da pesce bianco. Alla mattina ho
riposizionato le
canne, anche
quelle di
Filippo,
recatosi a
lavorare. Di
nuovo una
pasturata, tanto
per ravvivare un
attimo la
situazione.
Alcuni carpisti
mi hanno
raggiunto e
raccontato le
vicende del
posto
consigliandomi
sul da farsi nei
casi in cui…
Aladino e
Alessandro,
padre e figlio,
sono stati molto
gentili e mi
hanno perfino
regalato alcuni
tipi di boilies
che normalmente
utilizzano
proprio su
queste acque.
Alla fine della
giornata, ancora
nessuna carpa
aveva visitato i
nostri inneschi.
Dopo avere
salutato i
nostri compagni Lucchesi, ho
ripensato a
tutti i discorsi
fatti con loro e
ho deciso di
cambiare
completamente i
miei terminali e
i famosi
inneschi
consigliati. Ho
sostituito i 2XS
della Fox con
una Serie 5 di
medie dimensioni
e le famose 24
mm. con piccole
pop up della
nutrabaits, le
pink pepper.
Pensando anche
che una boilie
piccola è più
difficile da
individuare per
i pesci, ma non
per le nostre
carpe. Ho
posizionato
questi terminali
nello stesso
punto e cioè
dalla parte
opposta del
fiume. Nella
buca sulla mia
destra un omino
di neve, sempre
di piccolo
diametro. Una
pasturata prima
del buio e
quindi in
attesa. Filippo,
ritornato dal
lavoro, ha
mantenuto le
vecchie
montature ma ha
modificato i
diametri delle
esche. Intorno
alle tre una
partenza
improvvisa sulla
mia canna di
sinistra ci ha
portato un
cavedano di
grosse
dimensioni
dentro al
guadino. Il
tempo di
rimetterlo in
acqua che
Filippo è corso
verso la sua
canna e
recuperato una
cuoio di 5
chilogrammi.
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Filippo con la cuoio |
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Abbiamo messo la
carpa nella
sacca e siamo
ritornato sul
camper. Appena
spenta la
lampada, una
bella partenza
sulla mia canna
di centro,
quella a 20
centimetri dalla
pianta sommersa.
La paura in
questi casi,
vista la
vicinanza degli
ostacoli, è
quella di
perdere il
pesce,
soprattutto per
il tipo di amo
usato. Per
fortuna non è
andata così e
dopo una lunga
lotta, la carpa
ha preso la
strada del
guadino. Non è
esagerata, ma
tocca quasi i
dieci
chilogrammi.
Dato che sopra
la mia testa
passavano i cavi
dell’alta
tensione non ho
rilanciato le
due canne,
proprio per la
paura di finire
sui fili ad alto
voltaggio. Al
mattino,
un’altra carpa,
sempre intorno
ai cinque
chilogrammi, ha
visitato le
nostre esche.
Dopo le foto di
rito con le
nostre catture,
abbiamo deciso
di cambiare
zona, anche
perché era stata
organizzata una
gara di pesca al
colpo proprio in
quel tratto. Era
comunque
l’occasione per
cambiare. Siamo
arrivati
addirittura
anche in
prossimità di
Lucca, nella
zona del ponte
che porta verso Camaiore.
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Filippo e una regina |
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Siamo
scesi varie
volte sulle rive
del fiume e
controllato il
posto. I fondali
purtroppo, in
estate, non sono
sempre adatti
alla nostra
tecnica. Inoltre
sono poche le
sponde dove si
possono
posizionare i pod, il fiume
infatti presenta
le rive quasi
completamente
coperte di
macchia.
Insomma, gira
che ti rigira,
da una zona
all’altra, non
abbiamo trovato
nè il posto
giusto nè il
fondale adatto.
Stanchi, abbiamo
deciso di
chiudere così la
nostra sessione.
Onestamente devo
dire che
nonostante il
periodo estivo
non favorevole,
siamo rimasti
abbastanza
soddisfatti da
questa sessione
sul Serchio,
infatti non
pensavamo di
prendere tre
carpe, anche se
di non grosse
dimensioni.
Soprattutto
visto il grande
caldo e la
quantità di
pescatori
presenti sulle
rive del campo
gara. Se una
piena avesse
ripulito il
fondale forse le
cose potevano
andare anche
meglio. Ma
questa è la
pesca.
Ritorneremo
sicuramente in
altri periodi. |
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Il fiume a monte di Borgo a Mozzano |
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Consigli per il fiume Serchio
Consiglio di pasturare abbondante, ad esclusione dei campi
gara, con mais e
boilie dolci o
alle spezie. Di
medie o grosse
dimensioni, 20 –
24 mm., anche
per tenere
lontano la
grande quantità
di pesce bianco.
Essendo il fiume
di buone
dimensioni, è
bene montare un monofilo,
proprio per
poter lanciare
anche a buone
distanze e per
evitare i
problemi di
imparruccamento.
Cosa che avviene
spesso con la
treccia. Si
lancia
normalmente su
distanze che
vanno dai 40 mt.
agli 80 mt. e
oltre.
Conviene pescare quasi sempre vicino alla sponda, anche
quella sotto ai
piedi, in
prossimità degli
ostacoli come
tronchi,
cannucce ecc..
Se individuiamo
una bella buca,
anche a centro
fiume, conviene
sempre provare e
posarci un
terminale.
Data la presenza di ostacoli, è bene adottare montature
robuste. Ami
tipo Fox Serie
2XS e monofili
di almeno 0.40.
Nei casi in cui
la carpa
prendesse la
direzione di
questi,
(praticamente
quasi sempre), è
bene forzarla il
più possibile
per non perderla
proprio dentro
ad essi.
Nel caso in cui si incontrassero grossi banchi di alghe è
bene comunque
montare uno
schok leader di
tipo trecciato,
in modo da
tagliare la
vegetazione
acquatica nel
caso in cui la
carpa si
nascondesse
dentro ad essa.
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Un
caratteristico
paese
Toscano
con
il
castello |
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A seconda della portata del fiume, della corrente ecc.., è
bene montare
piombi con pesi
intorno ai 150
gr.. In alcune
occasioni,
quando e dove la
forza della
corrente è
considerevole,
nulla vieta di
montare un 200
gr., proprio per
fare in modo che
il nostro
terminale
rimanga ben
ancorato sul
fondo.
Molte sponde del fiume non sono praticabili. Conviene
portarsi dietro
un minimo
d’attrezzatura,
come paletta e
seghetto, per
modificare
“eventuali
postazioni”. I
periodi migliori
per effettuare
una sessione di
pesca sul fiume
Serchio vanno,
piene
permettendo, da
aprile a giugno
e dalla metà di
settembre a
dicembre.
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Una
regina |
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Anche durante il periodo più freddo è comunque possibile
fare qualche
buona cattura.
Nel periodo
primaverile
bisogna fare i
conti con lo
scioglimento
delle nevi e
quindi le
catture saranno
più rare proprio
per la bassa
temperatura
dell’acqua.
Inoltre bisogna
prestare
attenzione,
durante il
periodo delle
piogge, anche se
a valle del
fiume il tempo è
meraviglioso,
alle continue
aperture delle
dighe. Infatti,
spesso il fiume
cresce in
altezza e
contemporaneamente
la forza della
corrente aumenta
d’intensità.
Quindi bisogna
prestare molta
attenzione e
soprattutto non
posizionarsi con
le tende in
prossimità della
riva. Meglio
scegliere una
postazione più
elevata per non
trovarsi con
l’acqua dentro
la nostra
casetta verde.
Come arrivare
Dall’autostrada A12 Genova – Livorno uscire a Pisa Nord.
Prendere la Via
Aurelia e dopo
un paio di
chilometri
girare a
sinistra per il
Serchio
Dall’autostrada A1 Roma – Bologna uscire a Pisa.
Regolamenti
Occorre il versamento per la Cat. B
La pesca notturna è tollerata.
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Una "strana"
nuvola
immortalata da
Filippo |
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