Lago Scandarello
 

Il lago di Scandarello si trova all’estremo nord della provincia di Rieti in una lingua di terra che sfiora i confini tra Marche e abruzzo. Il lago si trova vicino il paese di Amatrice molto noto per i famosi spaghetti all’amatriciana. Si trova ai piedi dei monti della Laga bianchi di neve quasi tutto l’anno e a pochi chilometri dal Parco Nazionale del Gran Sasso. E’ un bacino bellissimo ed ha una forma sinuosa che si snoda tra affascinanti cerrete e non sembra proprio si tratti di un invaso artificiale, ma di uno naturale. Era il 1924 quando fù costruita l’imponente diga, profonda 60 metri e larga 300, che ha ostruito il corso del rio Scandarello formando il gioiellino del centro Italia di cui vanno orgogliosi gli amatriciani.

 
 
 

 

ALTI E BASSI

Il lago di Scandarello è gestito dall’Enel ed è sfruttato per la produzione di energia idroelettrica. Questo è un fattore molto importante perché incide pesantemente sul regime idrico del bacino: in estate il livello dell’acqua si abbassa di diversi metri, fenomeno ormai consueto, dovuto al prelievo sia per la produzione di energia elettrica sia per l’irrigazione dei campi circostanti. Questa “altalena” condiziona pesantemente sia la vita dei pesci sia l’umore dei pescatori. Molto spesso l’acqua bassa ha seriamente influito, e non certo in modo positivo, sulla riproduzione dei pesci e in alcuni casi si è addirittura sfiorato il disastro ecologico! Tra l’altro le sponde sono completamente prive di vegetazione, tranne quando il livello del lago si alza tanto da toccare i boschi di latifoglie che lo circondano. Ma pur con questa spada di Damocle sul capo, il luogo è un incanto. Basterebbe sentire una volta i profumi dell’aria del mattino per portare sempre nel cuore il ricordo di un piccolo angolo di paradiso….. per non parlare di carpe!

 

 

DUE ACCESSI

Come accennato il bacino ha un perimetro irregolare. Lungo 3,5 chilometri, è costellato di insenature e raggiungere le sponde non è impresa facile, anche perché di accessi veri e propri ce ne sono solo due, entrambi dalla SS4 che unisce Rieti ad Ascoli Piceno. Il primo, più facile da raggiungere, si trova in contrada Le Conche, uscendo dalla SS4 in Direzione Amatrice: si costeggia il lago fino a quando non si intravede un borgo di appena cinque case. Le Conche appunto, che si rispecchiano nelle limpide acque del bacino. Il secondo accesso è a 2 chilometri dallo svincolo per Amatrice, provenendo da Rieti. Bisogna prendere l’uscita per Santa Giusta-Torrita e qui inizia la strada panoramica che lambisce parte delle sponde e attraversa il braccio più a sud, dove il rio Scandarello entra nel lago, con il ponte “Cinque occhi” zona molto fruttuosa in primavera. Queste due zone si raggiungono con facilità in auto, ma è sempre meglio non farsi tentare dalla comodità, mettendo in preventivo la possibilità di doversi spostare in barca per raggiungere le sponde più interessanti e meno battute da altri pescatori.

 

 

ECO O NON ECO……

Per farsi una prima idea della profondità del lago basti sapere che dalla diga, sul versante nord-est, al rio Scandarello, sul versante sud-ovest, il fondale si riduce progressivamente. Vicino alla diga, infatti, la profondità può arrivare anche a 50 metri ma più ci si avvicina al ponte cinque occhi, sull’immissario, più l’acqua è bassa. Il fondo è per lo più fangoso, interrotto di tanto in tanto da lingue di roccia. Per riconoscere i settori melmosi e quelli rocciosi, nonché la conformazione stessa del fondale, viene in nostro aiuto un metodo semplice e sempre efficace: l’osservazione delle sponde. Infatti, dove vediamo un costone roccioso entrare a strapiombo nell’acqua possiamo avere la certezza che il fondale è subito profondo e roccioso; là dove la sponda è fangosa e digrada dolcemente, invece, il fondale sarà regolare e morbido. Inoltre, uno sperone di terra che entra in acqua tra due anse d’acqua profonda si traduce, in linguaggio da carpisti, in uno “scalino”. Può sembrare una cosa ovvia, ma è utile ricordarla, per no dimenticare che prima di incollarci allo schermo dell’ecoscandaglio conviene sempre osservare il lago e le sue sponde. Certo, questa è un’operazione preliminare che non può sostituirsi del tutto all’ecoscandaglio, ma serve a ridurre il ventaglio di possibilità che uno specchio d’acqua può offrire. Una volta scelto il settore più interessante, sarà indispensabile attaccarsi ai remi e scandagliare tutta la zona per individuare scalini, ostacoli, plateau, buche e il vecchio letto del fiume, spot ideali per i Ciprinidi in cerca di cibo. C’è da dire, inoltre che il continuo alzarsi e abbassarsi del livello del lago può essere una situazione a noi favorevole, almeno in un caso: quando il lago è in “secca” i fondali sono “nudi” e si svelano ai nostri occhi; semplice riconoscere i punti migliori per tentare di catturare le carpe quando il livello si alzerà di nuovo. Ci sono anche carpisti che a buon ragione memorizzano buche, scalini e ostacoli con il sistema Gprs, per essere sicuri di ritrovare i punti precisi dove calare le esche quando l’acqua si rialzerà. Comunque teniamo sempre in considerazione tre insenature del lago che mi hanno dato sempre ottimi risultati e cioè la gola di San Benedetto, l’acquario e la ex riserva.

 

 

CARPE A PRIMAVERA

A partire da Aprile l’invaso è al massimo della sua capienza e l’acqua sommerge addirittura gli alberi vicino le sponde. In questo periodo, il lago di Scandarello è al culmine del suo splendore: le rive sono tutte verdi e ci si dimentica del fango e della terra brulla che ci accolgono quando il lago è quasi vuoto. Se incanta gli occhi, però, la primavera non sazia la fame di catture. E si, in questa stagione è dura portare belle carpe al guadino. Il motivo è semplice: la disponibilità di cibo naturale è enorme. E proprio per questo i pesci si concentrano tutti a poche decine di metri dalla sponda, costringendoci a pescare proprio a ridosso di alberi e rami sommersi, la zona di alimentazione creata dal lago in crescita. Ma pur concentrandoci in queste zone, hanno la pancia piena e si fanno desiderare! Tra l’altro in tale frangente gli accessi alle sponde sono pochi e le postazioni di pesca ancora meno.  Comunque, per quanto sia difficile, qualche bella cattura salta fuori sempre. Però dobbiamo prepararci bene: è molto importante avvolgere in bobina una buona treccia, cosi da poter forzare il pesce che scappa verso gli ostacoli per liberarsi dal fastidioso uncino, per lo stesso motivo dovremo utilizzare esclusivamente piombi a perdre. In questo periodo è meglio scegliere bene la postazione: le migliori si trovano in “coda” cioè vicino al ponte Cinque Occhi, nella zona del ponte sommerso e nell’area detta “dell’isolotto”. Tra l’altro, qui è più facile montare il campo base e si può pescare in comodità.

 
 

L’ESTATE E’ UNA GRAN BELLA SFIDA

Quando arriva l’estate, il livello del lago scende drasticamente e, perciò, lo scenario e l’azione di pesca cambiano radicalmente. Le zone d’ombra e gli ostacoli sommersi sono un ricordo, le ampie distese di fango la difficile realtà. Fa molto caldo e ci sono tanti pescatori, perché le postazioni a disposizione aumentano. Ci si accampa su praterie di mota per poi pescare sul vecchio letto del fiume, la zona più profonda e più ossigenata. E’ li che nuotano le carpe e non è raro catturarle a profondità superiori ai venti metri; anzi è quasi la regola per catturare le più grandi. Tra l’altro quando l’invaso è quasi vuoto siamo molto vicini al vecchio letto del fiume e trovarlo è abbastanza semplice: seguendo sul display dell’ecoscandaglio la profondità espressa in metri, vedremo il fondo digradare dolcemente per poi scendere in modo piuttosto pronunciato, fermarsi a una certa profondità per qualche decina di metri e poi risalire di colpo….Trovato!

   

 

DISCREZIONE SEMPRE

Per aumentare ancora di più le possibilità di di cattura nel lago di Scandarello quando l’acqua scarseggia, sarà meglio mettere in pratica una strategia più discreta: nylon in bobina, finali in fluorocarbon, invisibili in acqua, e montaggi con piombo in-line per un’autoferrata più efficace. Tra l’altro, è sempre saggio non pasturare molto, a volte è meglio non farlo per niente, e lanciare la nostra esca corredata di un solo stringer in PVA idrosolubile con qualche boiles spezzata, oppure un sacchetto idrosolubile con pellet e boiles sbriciolate. In questo modo avremo pochissima pastura ben concentrata attorno all’innesco. Per solleticare la curiosità delle carpe più sospettose, che qui di lenze ne hanno viste di ogni genere, è una buona soluzione realizzare inneschi bilanciati oppure a omino di neve, leggeri quanto basta per annullare il peso dell’amo. Tuttavia, si sono rivelati molto efficaci anche gli stiff-rig, terminali realizzati in nylon piuttosto rigido: non sono certo discreti ma sfruttano la memoria meccanica del materiale, comportandosi come fionde: quando la carpa aspira in maniera svogliata, il nylon rigido ci aiuta e, pur sollevato di poco, il finale tende a tornare verso il fondo incontrando il muso della carpa e allamandolo.

 
 

IL TOP PRIMA DEL GELO

Nei primi mesi autunnali il livello del lago è ancora molto basso ma l’acqua è più ossigenata e le grosse carpe si lasciano prendere un po più spesso. Poi, il nostro soggiorno sulle sponde è decisamente più confortevole, perché l’aria è più fresca e non rischiamo un’insolazione. Certo, se venisse giù un bell’acquazzone, una volta tornati a casa avremmo il nostro bel da fare per togliere il fango da ogni cosa. Ma in realtà non è questo il momento magico per pescare nel lago di Scandarello. Basta aspettere qualche settimana per entrare nel periodo clou: durante la seconda parte dell’autunno il livello del lago, grazie a pioggia, neve e ai ridotti prelievi da parte dell’Enel, inizia a risalire. Sembra che questo fenomeno, insieme al diminuire della temperatura dell’acqua, sia il campanello d’allarme che ricorda alle carpe l’arrivo della stagione fredda. E allora mangiano con più continuità, per immagazzinare grassi per l’inverno. Tra l’altro, il livello più alto dell’acqua aumenta l’ampiezza degli spot dove lanciare le nostre esche, ci sono sempre meno pescatori sulle sponde e il cibo naturale inizia a scarseggiare. Dunque, abbiamo scoperto qual è il periodo migliore su questo lago: novembre, dicembre e, in alcuni casi, anche parte di gennaio, almeno fino a quando il lago non gela. Poi non sarà più tempo di pescare ma solo di lasciarsi rapire dalla bellezza del posto. Rimanderemo ai primi giorni di marzo i nostri sogni di gloria, quando neve e ghiaccio si sciolgono, l’acqua lambisce i boschi e ricomincia il ciclo naturale-artificiale che caratterizza il magnifico lago di Scandarello.

 
 

BOILES LAVATE

Sono cosi tante le lenze immerse ogni anno in questo lago che possiamo dire senza timore di smentita che il bacino è molto, molto frequentato tutto l’anno e per questo è molto, molto difficile da affrontare. Le carpe sono diventate molto diffidenti verso le esche artificiali: col tempo hanno assaporato ogni tipo di boiles e sono in grado di selezionare le migliori. E’ buona norma, pena la scarsità di catture, usare sempre esche di ottima qualità. Lo abbiamo scritto più e più volte, ma è sempre meglio ricordarlo. Per quanto riguarda, invece, la composizione dei mix, è meglio utilizzare quelli con una discreta percentuale di farina di pesce. Nel periodo più freddo hanno dato ottimi risultati anche i birdfood aromatizzati alle spezie. Però i pesci di questo lago tendono a non aspirare boiles molto aromatizzate, associando gli odori forti a una situazione di pericolo. Infatti, capita spesso di catturarli solo dopo molte ore, quando l’esca ha perso parte dell’aroma. E allora un piccolo trucco viene in nostro aiuto: prima di pescare, lasciamo per qualche ora le boiles in un contenitore riempito con acqua del lago, oppure evitiamo di cambiare molto spesso gli inneschi. In questo caso dobbiamo però considerare che ultimamente nel lago vive  una numerosa colonia di gamberi che potrebbero mangiare l’inganno. Per questo sarà opportuno rivestire gli inneschi con calze da donna o pescare con boiles molto dure. Un’altra valida alternativa è provare a innescare le tiger-nut. Questo tubero non ha mai dato problemi alla salute delle carpe, sempre se utilizzato con moderazione. Con questa esca riusciremo ad ottenere qualche cattura anche nei momenti in cui gli altri inganni falliscono, soprattutto se la alleggeriamo. Foriamo una tiger con il trapanino e riempiamo il buco con materiale galleggiante, per esempio sughero. In questo modo, oltre all’attrazione, giocherà a nostro favore anche la leggerezza dell’innesco.

   

 

LE MIE PRIME ESPERIENZE

I miei primi “incontri” con il lago di Scandarello risalgono all’inizio degli anni novanta, e non posso certo dire di essere stato fortunato, quanto a catture. Affrontavo uno specchio d’acqua in cui non avevo mai pescato, il livello del lago era molto alto e dovevo combattere con la grande disponibilità di cibo naturale. Inoltre, le carpe non conoscevano le boiles e anche la mia esperienza era limitata.In quel periodo, anche altri carpisti si sono dovuti arrendere al totale disinteresse delle carpe verso le esche classiche del carp fishing. Dopo qualche tempo, con i vecchi cappotti sul groppone, tornai: era autunno, il livello del lago era molto basso e mi dedicai a lunghe pasturazioni preventive… iniziando a catturare carpe con regolarità! La taglia media delle catture era molto alta, superiore ai 15 chilogrammi, e le specchi erano più numerose rispetto alle regine, cosa molto insolita dalle mie parti. A distanza di molti anni, non posso sapere con certezza quante e quali delle vecchie catture nuotino ancora in queste acque: alcune sono state ritrovate morte dopo il rilascio, altre sono state portate via da pseudo-carpisti, altre ancora sono state immesse in altri laghi della zona. Tristi constatazioni. Comunque, la qualità dell’acqua ora è migliore, anche grazie a un depuratore, e le esche usate dai carpisti sono quasi nella totalità dei casi di buona qualità: tutto ciò ha permesso un ottimo ricambio generazionale e tuttora la taglia media delle catture è assai importante anche se sembra aumentata la presenza di carpe regine. Insomma, prima il lago era diverso ma non per questo ora è peggiorato.

REGOLE DI PESCA

Il lago si trova all’interno del Parco Nazionale dei Monti della Laga e quindi ha regole più restrittive rispetto ad altri bacini laziali. E’ classificato di categoria “B”, quindi è vietata la pesca di mestiere ed è proibito l’uso di motori a scoppio. Nel periodo che va dal 15 maggio al 30 giugno la pesca alla carpa è chiusa per favorire la riproduzione. La Provincia di Rieti impone il possesso di un tesserino per la pesca dilettantistica in tutte le acque della Provincia. Tale documento si ritira presso l’ufficio pesca della Provincia stessa previa presentazione della licenza in corso di validità e della ricevuta di un apposito versamento sul conto corrente n°14611024 intestato alla provincia di Rieti. Il costo per i residenti nella provincia è di 10 euro, i non residenti ne pagano 20 e gli stranieri 29,12. Per quest’ultimi il pagamento da il diritto di pescare per tre mesi in tutte le acque della Provincia. Per entrare in possesso del tesserino, però, ci sono strade più comode, cioè rivolgendosi ai negozi di pesca dell’intera provincia reatina e anche in qualche negozio di Roma.