Lago Raduta
 
 
 

Un mito secondo solo a Cassien, il lago di Raduta nel nord della Romania, due anni fa era dato per spacciato, morto e sepolto.

Il lago Raduta è stato per anni sulla bocca i tutti i carpisti d’Europa per tante ragioni: carpe da sballo, il record di carpa a specchio del 1998 e le famose edizioni della coppa del mondo. Tutti hanno sognato di pescare in questo fantastico posto e tanti hanno battuto il proprio record proprio in queste acque. Poi, il silenzio. Sono due anni che non se ne parla più, da quella catastrofica moria di pesci del 2004, che ha fatto dire a tanti…a Raduta non nuotano neanche più le rane! Bollato come morto, neanche più nominato, questo splendido lago è caduto nel dimenticatoio. Ma le carpe ci sono ancora? In molti hanno chiesto, si sono informati senza fare troppo chiasso, altri non hanno resistito e sono andati a verificare di persona. Le carpe, nell’ex paradiso del carp fishing… ci sono ancora!

 
 

Il lago di Sarulesti o Raduta visto dal satellite

 
 

Da Trieste …1400 chilometri

È fine settembre io, Massimo Mantovani e Alessandro Ferranti abbiamo organizzato una sessione storica: una settimana sulle sponde del lago Sarulesti, meglio conosciuto con il nome di Raduta Lake. Per questa “piccola trasferta” abbiamo  affittato  un furgone tanta è l’attrezzatura che dobbiamo portare con noi. Emozionati e carichi di adrenalina ci mettiamo in viaggio e varchiamo il confine italiano verso la Slovenia, per passare poi dalla Croazia. Guidare è faticoso e ci altrerniamo al volante: montagne cattive, placide colline e pianure sterminate scorrono sul finestrino come un film, di quelli lunghi e lentissimi. Tagliata in due l’Ungheria siamo finalmente in Romania. Attraversiamo Arad, Deva, Petrosani, Pitesti e Bucarest . Dopo un viaggio di 24 ore senza lunghe soste, finalmente intravediamo il lago. Che cosa non si fa per queste benedette carpe!

 
 

Non è mai facile scegliere  dove piantare la propria tenda e pescare, specialmente in questo posto: il lago, infatti, si snoda come un serpente: speroni, zone strettissime e altre larghe e spaziose, profondità e acqua bassissima, ostacoli e paesi sommersi… chi più ne ha più ne metta! È necessario consultare la cartina del lago e, prima di partire,  raccogliere preziose informazioni su profondità e conformazione del fondale. In base alla stagione le carpe si spostano e nuotano in determinate zone, è fondamentale quindi avere le idee chiare. Certo, le situazioni metereologiche possono cambiare i nostri piani, ma questo fa parte del gioco. In particolare,il vento influisce in modo sensibile sulle rotte delle carpe: in genere è proprio la sponda battuta dal vento a regalare qualche cattura in più. Infatti, il vento muove l’acqua e questa smuove il fondo, portando alla luce microorgansimi nascosti nel fango, soprattutto ver de vase, cibo ricercatissimo dalle carpe. Se due più due fa quattro è lì che scoveremo i pesci che grufolano felici per il pasto inaspettato.

 
 

Postazione Buturoy 

Non ci sono carpisti sulle sponde del lago e questo ci permette di scegliere la postazione senza limitazioni. Tra l’altro c’è Massimo con noi, uno che queste acque le conosce come le sue tasche. Io e Max peschiamo in coppia e decidiamo di tentare la fortuna dalla postazione Buturoy. Emiliano e Alessandro, invece, sfruttano la Punta Max, famosa postazione che deve il nome a due pescatori: Max Mantovani e Max Greco che, insieme, hanno vissuto una leggendaria sessione proprio in questo punto del lago. È il momento di dividersi. Paco, una delle guide che lavora per Robert Raduta, gestore del lago, ci accompagna sul posto: scarichiamo il furgone e aspettiamo altre due guide che portano una barca e la tenda. L’emozione è alle stelle e sento scorrere adrenalina nelle vene. Ricordo la mia unica presenza qui a Raduta, ero con Roberto Di Battista e partecipavo al primo campionato del mondo: un’esperienza troppo misera, anche perché si pescava a lancio, per poter dire di conoscere il lago. Voglio scoprire cosa si nasconde sotto il pelo dell’acqua.

   

 

Io e Max saliamo in barca e cominciamo a scandagliare le zone che, a vista, sembrano più interessanti. Max ricorda la conformazione del fondale e raggiungiamo gli spot migliori con facilità. Abbiamo trovato le vecchie mura del paese sommerso dalle acque del lago nel 1980, anno di nascita del Raduta Lake, e posizioniamo i segnalini proprio nelle vicinanze di queste, ottima zona di passaggio e di sosta delle carpe del lago che si sono fatte notare subito con ripetuti salti e rollate. Nelle vicinanze delle mura ci sono tanti piccoli alberelli e ostacoli di ogni sorta: pescando con montature tradizionali non riusciremo a portare a guadino tante carpe, dobbiamo escogitare una soluzione alternativa, strategie  e montature ad hoc!

 

 

Usiamo sempre grossi piombi da 150 grammi, anche sugli spot liberi da ostacoli e soprattutto quando peschiamo a lunga distanza. Scegliamo quelli con la girella, da inserire nella lead clip, in modo da poter perdere la zavorra durante il conbattimento: è sempre possibile un incaglio accidentale! Se tra noi e lo spot ci sono molti ostacoli, utilizziamo come zavorra una pietra, agganciamola alla nostra clip con un’asola di dacron non superiore alle 3 libbre. Per depositare la lenza siamo costretti a utilizzare la barca. Quando la carpa abbocca e scappa impaurita l’asola che trattiene la zavorra si rompe: in questo modo la lenza è libera, senza il peso del piombo che la spinge verso il fondo, e il pesce si alza verso la superficie, allontanandosi dagli ostacoli. Cerchiamo sempre di controllare in tutte le direzioni che cosa nasconde il fondale. In questo modo abbiamo una panoramica completa dello spot, sapremo dove collocare la nostra esca, e prevedere anche dove si dirigerà il pesce una volta allamato.

 
 

Nel lago Raduta ci sono tutte le specie di carpe: regine, a specchio, linear , cuoio e fully scaled. Ci sono anche un gran numero di amur, sempre divertenti da catturare. Può capitare anche l’esemplare di taglia, cosa che a noi carpisti non dispiace affatto. Inoltre, si catturano sporadicamente i forti temoli russi. Non mancano i predatori come i lucci, i lucioperca, i persici e i siluri. Breme e carassi, poi, sono numerosi. Da quest’anno, però, c’è una bella novità: sono stati immessi anche gli storioni bianchi (Acipenser transmontanus), specie di origine nordamericana con una caratteristica particolare: quando è allamato salta fuori dall’acqua per liberarsi dall’amo. Ve lo immaginate? Un bestione che arriva a pesare più di 300 chili che salta furioso tra mille spruzzi… da brivido!

 

 

Posizioniamo i pod con le canne verso l’alto, per evitare alla lenza madre di posarsi sulle pietre che separano la nostra postazione dai terminali in pesca. Tra lo shock leader e il terminale abbiamo montato circa due metri di lead core che resiste anche alle valve taglienti delle cozze sul fondo. Dopo le partenze non ferriamo i pesci, ma saliamo in barca e nel minor tempo possibile ci portiamo sullo spot: le carpe, non sentendosi tirate verso riva, rimangono ferme. Con questo metodo riusciamo a catturare, in cinque giorni, quaranta carpe dai 5 ai 20 chili: due hanno rotto il terminale e si sono slamate. Niente  male! Quarantotto partenze, per un lago “in crisi” e con il vento contrario per quattro giorni, sono un grande risultato.

 
 

Le acque di Raduta Lake sono speciali, le innumerevoli carpe di grossa taglia mettono sempre a dura prova la nostra attrezzatura. Gli ostacoli, poi, complicano le cose: per vincere il combattimento con il pesce che tenta di raggiungere gli ostacoli abbiamo bisogno di utilizzare canne potenti, almeno da 3 libbre, con una buona azione progressiva. Sulla bobina nylon di 0.40 millimetri e uno shok leader lungo almeno 20 metri di nylon di 0,60millimetri, oppure di amnesia o treccia resistente all’abrasione come il quick silver o l’armadillo, entrambi di 45libbre. È meglio usare ami molto resistenti e, particolare importante, controllarli  dopo ogni recupero e dopo ogni cattura. Per non perdere una sola carpa, che potrebbe essere quella record, controlliamo la nostra lenza e l’efficacia della montatura.

 
 

Massimo Mantovani e Robert Raduta sono preziose fonti di informazione e, anche se la mia esperienza sul posto è limitata, riferisco quello che ho imparato in questa uscita e quello che ho “rubato” da queste due persone. I periodi migliori per catturare alla grande in queste acque sono la primavera e l’autunno. Durante la primavera i pesci si mostrano con rollate da togliere il fiato, impressionanti capriole sul filo della superficie, segno che sono tornate in attività dopo il rigido inverno. La mossa vincente è pescare a lunga distanza, nei lontani plateau, oppure vicino ai tanti ostacoli. Infatti, anche se in inverno viene abbassato il livello dell’acqua per togliere gli ostacoli più fastidiosi, rimangono sul fondo tanti piccoli arbusti e vecchi alberi che fuoriescono dalla superficie, per non parlare delle pietre. A maggio, quando le carpe si avvicinano alla riva per la frega, a ridosso dei grandi plateau si catturano talmente tanti pesci da dover decidere se rimanere vigili la notte o il giorno. Tante catture, anche di esemplari di taglia, portano quasi allo sfinimento, trasformando la pescata in lavoro. Grossi branchi di carpe che si preparano alla frega nuotano a pochi metri dalla riva, sul filo dei plateau o degli ostacoli, invitando il pescatore a posizionare le esche nelle vicinanze. In quel momento, non importa quale esca usiamo, boilie o granaglie, aromi fruttati o al pesce: sta di fatto che i pesci spazzolano tutto!

 
 

E poi il silenzio

Dopo il periodo della riproduzione, il lago non da più nessun segno di vita, le carpe si allontanano, riposano a mezz’acqua o lontane dalla riva, trasformando i mesi di giugno e luglio in un periodo di completa inattività. La fine diagosto, invece, segna il cambio di stagione con temporali fortissimi e a volte pericolosi: le forti raffiche di vento e acqua che soffiano sul lago ci costringono al riparo nella tenda, mentre il diluvio universale imperversa per alcune ore. La temperatura spesso si abbassa vertiginosamente tanto da farci soffrire il freddo come in inverno. È solo una sensazione che dura poche ore, fino a quando il sole non squarcia le nuvole nere. Anche questi momenti, però, possono giocare a nostro favore: i forti venti smuovono il fondo, riossigenano l’acqua migliorandone la qualità  e, soprattutto, ne abbassano la temperatura: questo è un campanello d’allarme che spinge le carpe a cibarsi con maggiore frenesia. L’escursione termica è davvero notevole: si passa dai 35 gradi del giorno ai soli 10-12 della notte. Quindi, si cattura di più la notte.

 
 

Finalmente autunno 

A ottobre le carpe sono davvero in “super frenesia alimentare”: ogni angolo del lago ospita qualche pesce e ogni postazione regala grandi soddisfazioni. La base dei plateau, cioè dove inizia lo scalino e la profondità è maggiore, rende molto durante il giorno. La parte più alta, cioè la secca vera e propria, è uno spot molto interessante durante le ore notturne. Al la fine del mese le carpe iniziano a mangiare meno e a spostarsi sempre più di frequente nelle zone di svernamento. Quindi, a novembre, a meno che il tempo non faccia le bizze, si catturano di sicuro meno carpe ma dal peso decisamente importante. Però, teniamo sempre d’occhio il termometro: quando la temperatura scende sotto i cinque gradi, le carpe non abboccano neanche a pagarle! Durante la notte si cattura bene anche nei fondali molto bassi, addirittura in 50 centimetri d’acqua. Poi il lago inizia a ghiacciare e fino alla fine di marzo la pesca è finita. 

Le granaglie funzionano 

Per attirare tante carpe sul nostro spot è utile pasturare con il mais, soprattutto nel periodo primaverile. Usato cotto, o solo lasciato fermentare in acqua per alcuni giorni, questo tipo di granaglia è utilissima per stimolare e incuriosire il pesce. In genere arrivano prima gli esemplari più piccoli, per poi lasciare spazio a quelli più grandi. Le vibrazioni causate dalle carpe di peso contenuto che scorazzano sullo spot richiamano le più grandi: le grosse carpe cacciano le piccole e le tengono lontane dalla zona. Quando le “grandi pinne” sono apatiche, però, il mais attira un’altro pesce molto combattivo: l’amur. È facile guadinare una bella carpa erbivora e non è certo un’esperienza sgradevole. Anche le tiger nut sono efficaci, soprattutto insieme al mais. Un innesco pop-up che galleggia su un tappeto di pastura ci permette di catturare alla grande, soprattutto in primavera ed estate.

Mangiano di tutto

Le boilie più utilizzate e più apprezzate dalle carpe sono quelle realizzate con mix a base di pesce. Nei momenti di maggior attività, comunque, sembrano gradire di tutto. È fondamentale, invece, scegliere con cura lo spot. In questo lago arriva gente da tutta l’Europa, ognuno pesca a modo suo e lancia in acqua le esche che preferisce. Se non vengono mangiate durante la sessione di pesca, lo saranno in seguito, abituando le carpe un po’ a tutto. Ecco perchè qui le carpe mangiano tutti i tipi di boilie. Comunque, è sempre meglio usare delle buone esche al pesce. È utile pasturare con continuità: evitiamo di scaricare vagonate di esche in acqua, mezzo chilo di boilie e qualche chilo di mais attorno all’innesco bastano a incuriosire il pesce. Ripetiamo l’operazione ogni giorno e nei momenti di grande attività aumentiamo la dose pasturando sullo spot dopo ogni cattura. In definitiva, occorrono almeno venti chili di boilie per una settimana di pesca.

 
 

Un lago rinato

In questi ultimi anni, le carpe del Raduta Lake, hanno ripreso a mangiare le boilie. Dopo la grave moria di due anni fa sembrava che i pesci rimasti in vita non volessero più mangiare le nostre palline e qualsiasi altra esca artificiale. Le carpe a specchio e cuoio sembravano scomparse: questa si nutre in maniera diversa dalle regine, è più schiva. È vero che cresce di più, ma è anche più delicata. Molti pesci famosi sono morti, ma molti altri non hanno ancora ripreso confidenza con le nostre esche. Sembra di essere tornati alle origini, quando la cattura di carpe a specchio era rara, mentre le regine entravano con regolarità nella rete del guadino. La taglia dei pesci, fino all’anno scorso, era molto modesta: solo ogni tanto si sono viste le pinne di qualche bel pescione di 20 chili, dando l’impressione che la catastrofe avesse superato ogni immaginazione. Per fortuna non è così! Anche se tantissime carpe non ce l’hanno fatta, quest’anno il lago si è risvegliato e ha dimostrato a molti carpisti che aveva solo bisogno di tempo per riprendersi. Tra l’altro, il proprietario del lago ha tenuto basso il livello dell’acqua per quasi un anno e questo ha permesso ai fondali di rigenerarsi. La qualità dell’acqua è migliorata: è molto più ossigenata e meno velata. Le carpe sono più in forma e hanno una potenza straordinaria: combattere con carpe di 10 o 12 chili è molto avvincente. Oggi, il record del lago è una carpa di “solo” 26 chili, ma siamo certi che presto questo magico ambiente tornerà sulla ribalta per rioccupare quel posto di prestigio che ha perso: qui le “over trenta” ci sono! Hanno solo bisogno di riprendere confidenza con esche artificiali.

 
 
Più in barca che a riva sul lago. Sarulesti un natante è indispensabile

Cercare lo spot, cambiare postazione, posizionare un marker, pasturare, calare le nostre montature e combattere con i pesci sono tutte operazioni che richiedono l’uso della barca. Indossiamo sempre un buon salvagente, soprattutto nelle giornate di vento forte, lo shock di una rovinosa caduta in acqua  può avere serie conseguenze. Armata l’imbarcazione con segnalini, esche e sonda, possiamo dedicarci alla scelta dello spot. Le barche a disposizione dei clienti sono molto grandi, quindi è meglio essere in due: uno mantiene la barca in posizione e l’altro si dedica alla posa dei segnalini e alla pasturazione.  

Regolamenti e tariffe. Quanto costa il soggiorno e cosa offre l’organizzazione

Pescare nel lago Sarulesti costa 100 euro al giorno. Nel prezzo sono compresi due pasti al giorno, una tenda per due carpisti, un lettino, un fornello e le stoviglie, due sedie, un tavolino, 20 chili di mais cotto, un materassino per la slamatura e una barca per due pescatori. Per chi arriva in aereo è previsto un servizio navetta sia all’andata sia al ritorno.  È possibile pescare con quattro canne. Tutto il pescato deve essere rilasciato e trattato con la massima cura. Per informazioni e prenotazioni: sandro.dicesare@virgilio.it  oppure mantomax@iol.it