Lago di Piediluco
 

Il lago di Piediluco è una delle testimonianze di ciò  che rimane dell’antico Lacus Velinus, che nell’antichità ricopriva quasi la totalità della piana Reatina. Fu il console Romano Marco Curio Dentato,  nel 271 avanti Cristo a ordinare la bonifica per evitare le continue inondazioni alle quali era sottoposta la piana. Fece scavare nella roccia un canale lungo circa due chilometri per confluire le acque nella famosa cascata delle Marmore, da dove ancora oggi con altri interventi succeduti nei secoli da parte dell’uomo, precipitano nel sottostante fiume Nera. Il lago di Piediluco, situato all’estremità sud-orientale dell’Umbria, al confine con il Lazio, dopo il Trasimeno, è il più grande lago naturale della regione.

 
 

 
 

 

Di origine alluvionale ed ha le sembianze di un lago alpino, anche se il profilo dei rilievi boscosi che si riflettono sulle sue acque è assai più dolce. E’ collocato a circa 370 metri sul livello del mare, ha una profondità massima di circa 20 metri. I suoi principali immissari sono tre: il Rio Fuscello e due canali realizzati dall’uomo; uno collega il lago con il fiume Velino, l’altro è stato costruito per convogliare nel lago le acque del medio Nera. In pratica, le esigenze di energia elettrica delle industrie, hanno trasformato lo specchio d’acqua naturale in un grande invaso di afflussi e deflussi regolati dall’uomo. Questo fattore ha una grossa influenza anche sull’azione di pesca, in quanto il continuo Sali-scendi (anche oltre il metro) giornaliero, sembra condizionare molto il comportamento dei pesci che manifestano la loro maggiore attività quando il livello dell’acqua inizia a salire.

 

 

Presenta una forma molto irregolare: un corpo centrale allungato,  nella parte ovest-est dove sorge il paese troviamo il braccio Ara Marina, il braccio Ponticelli (poco indicato per la pesca della carpa in quanto vi confluiscono le fredde acque del fiume Nera) e un’altra piccola ansa denominata Fonte del Prato. Nella parte opposta si diramano diversi grandi bracci, molto interessanti per le varie tecniche di pesca. Boschi di salici e pioppi caratterizzano la pianura che circonda il lago, mentre nelle colline più alte sono presenti fitte leccete e pini. La fascia intorno al lago, (salvo quei pochi casi in cui la fascia costiera è più ripida)  facilmente inondabile, ha le caratteristiche di un prato paludoso, con una grande presenza di canne palustri, ninfee, gigli d’acqua e crescioni. Questo ambiente è l’habitat ideale per specie di uccelli acquatici come svassi, folaghe, tuffetti, gallinelle d’acqua, germani reali, aironi e martin pescatori.

 

 

RICERCA DEL POSTO

La ricerca del posto di pesca è molto condizionata dalle situazioni ambientali e soprattutto dalle rarissime zone prive di ricca vegetazione. Nella parte dove sorge il paese di Piediluco è assai difficile accamparsi per una battuta di pesca in quanto sono presenti molte zone private alternate a fascia costiera impraticabile. Inoltre, tale zona è adibita a campo di gara e allenamento per gli atleti del canottaggio. Il campo gara, facilmente individuabile da lunghe file di boe galleggianti bianche, non si presta per la nostra tecnica, per il continuo disturbo arrecato dal continuo andare e venire degli atleti e dalle barche a motore che seguono gli atleti. Oltre a questo, sul fondale, (anche se non visibili) sono posizionate lunghe corde in acciaio che fungono da tiranti per tenere in posizione le boe che segnalano il campo di canottaggio. Per gli stessi motivi, questa parte del lago viene poco sfruttata anche dai soci della cooperativa che operano nel bacino. Nonostante la pesca professionale sia sospesa da circa 5 anni, i professionisti svolgono altre mansioni per salvaguardare ed incrementare la fauna ittica. Tra queste, ce n’è una in particolare che può aiutarci nella ricerca del posto. I soci, vista la ridotta presenza di ostacoli sommersi sul fondale, hanno preparato numerose fascine, ingabbiate in strutture metalliche e posate sul fondo del lago per consentire la creazione di zone di frega e riproduzione per i persici reali. Riuscire a trovare le fascine, può influire positivamente sui nostri risultati in quanto questi ostacoli artificiali, posizionati lontano dalla costa, sono gli unici presenti sul fondale. Nell’immediato sottoriva lo scenario cambia completamente e la ricerca del posto è facilitata dalla presenza del canneto, delle ninfee e da alberi sommersi.

 

 

PRENDIAMO DELLE PRECAUZIONI

Una volta individuato il posto di pesca, prima di montare  le tende e posizionare i pod, dobbiamo considerare che il lago è soggetto a continui cambiamenti di livello. Nella stessa giornata il livello dell’acqua può variare anche oltre il metro di altezza quindi per evitare spiacevoli problemi, dobbiamo fare molta attenzione nel montare le tende a debita distanza, soprattutto se ci troviamo in zone pianeggianti. La stessa cosa si deve fare anche al momento di posizionamento delle canne, per non ritrovarsi con il pod completamente sommerso dall’acqua, come è successo al sottoscritto la prima volta che ha pescato in queste acque. Durante il pomeriggio ho posizionato il mio pod con i piedi in acqua, per guadagnare qualche metro e avere più libertà di azione con le canne; al mattino mi sono svegliato ed ho trovato i segnalatori acustici e visivi completamente immersi nell’acqua. Anche la mariposa che avevo messo in secca senza legare era stata raggiunta dall’acqua, fortunatamente, durante la notte ho avuto sempre il vento frontale e questo ha impedito al natante di spostarsi. Anche quando posizioneremo i marker per segnalare la zona di pesca, è opportuno lasciare un po’ di gioco al nylon per evitare di non ritrovare il posto dove calare il terminale dopo un’eventuale partenza o di lasciare la zona di pesca con segnalini sommersi che potrebbero ostacolare il recupero dei pesci a chi pescherà sul posto dopo di noi. Un’ultima raccomandazione, è quella di legare sempre il natante utilizzato, altrimenti il rischio di rimanere “a piedi” sarebbe molto alto.

   

 

I PRINCIPALI OSTACOLI DA AFFRONTARE

La grande presenza di vegetazione acquatica, favorisce uno sviluppo industriale di cibo naturale, rappresentato da plancton, chironimidi, verde vase, gamberi ecc. Una menzione a parte la meritano le cozze d’acqua dolce che hanno trovato l’ambiente ideale per rappresentare una grande colonia, soprattutto nelle zone con bassi fondali. Le carpe del Piediluco sono abituate a nutrirsi del cibo che trovano in natura, questo fattore determina grandi difficoltà nel fargli cambiare regime alimentare ed accettare anche il cibo artificiale, nonostante il lago sia meta frequentata da carpisti da una decina di anni. Uno dei problemi maggiori, che non permette con facilità di cambiare a nostro favore le loro abitudini alimentari, sono i pochi posti disponibili per montare il nostro campo. Infatti, le aree disponibili per il carpfishing sono molto limitate, rispetto alla grande superficie disponibile. A causa di ciò le esche gettate in acqua dai carpisti sono una cosa irrisoria, rispetto al cibo naturale disponibile. Non ci aiuta neanche la forte presenza di carpe erbivore e scardole, che sono abituate a muoversi in grossi branchi, che in poco tempo spazzano via tutto ciò che trovano sul fondo. Altro fattore di disturbo, considerando che la nostra azione di pesca si svolge prevalentemente a ridosso di canneti e ninfee, dove troviamo un fondale che varia dai due ai cinque metri, sono gli svassi e le folaghe che non hanno alcun problema nel mangiare le nostre esche e nel mettere fuori pesca gli inneschi se non prendiamo le opportune precauzioni.

 

 

TRE POSTI CONSIGLIATI

Uno dei posti consigliati è la  più grande ansa del lago, situata a destra del braccio Ara Marina, (sotto il monte Caperno),si presta per i nostri scopi in quanto ha tutte le caratteristiche del posto da carpa: cibo naturale, ninfee, fondali ed altro, inoltre è una zona dove i pesci subiscono meno l’azione di disturbo di barche e canoe, in quanto non rientra nel perimetro del campo gara e di allenamento del canottaggio. All’inizio dell’ansa troviamo un fondale che degrada molto dolcemente, senza marcati dislivelli, dai due ai diciotto metri. Nella parte sinistra (arrivando da Piediluco) sono presenti due piccole anse, dove ci sono gli spazi per montare un paio di pod ciascuna. Qui abbiamo l’opportunità di pescare  a ridosso del canneto e di tentare di pescare a diverse profondità per cercare di fermare le carpe di passaggio. Queste due postazioni, sono raggiungibili in barca, ma nel periodo in cui è aperta l’attività venatoria (Settembre-Gennaio) non possono essere sfruttate, in quanto ci sono dei “capanni” dove si riparano i cacciatori. Risalendo, ci troviamo di fronte il monte Grugliano,  che fa da spartiacque, creando altre due anse, il braccio Cornelio e il braccio Capolozza, entrambe frequentati da carpe e amur soprattutto nel periodo della deposizione delle uova.

BRACCIO CORNELIO

L’ansa di sinistra, (arrivando in barca) denominata braccio Cornelio è più ampia, il sottosponda è caratterizzato dalla presenza di canne palustri e fitta vegetazione,  tra cui spiccano grandi distese di ninfee, che nel periodo estivo coprono una gran parte della superficie di questa zona del lago. Vicino le ninfee il fondale varia dai due ai tre metri asseconda del livello del lago, al centro và dai cinque ai sei metri. Quasi sempre la scelta vincente è quella di posizionare i terminali a pochissima distanza (circa un metro) dalle ninfee. Nel periodo invernale ,durante il quale queste piante acquatiche sono morte, possiamo pescare più in prossimità del canneto. Nonostante questo, soprattutto se peschiamo in coppia, conviene sempre provare almeno con un paio di canne sul centro dell’ansa, per cercare di ingannare le carpe di passaggio. Purtroppo, in questo braccio ci sono solo due postazioni dove potersi accampare, sono entrambe raggiungibili  in macchina, ma, dopo le operazioni di scarico e carico materiali, la vettura dovrà essere spostata in quanto il terreno è privato.

BRACCIO CAPOLOZZA

Il braccio Capolozza è molto più stretto del Cornelio, anche qui le postazioni sono limitate a due o tre,  in ogni caso, è necessario servirsi di un  natante per posizionare i terminali e per avere maggiori probabilità di recuperare le prede. La fitta vegetazione non permette di lanciare liberamente le canne ed anche il recupero del pesce è molto difficoltoso a causa del canneto e delle piante sommerse. A metà ansa le caratteristiche del fondale sono molto similari al braccio più grande, con la sola differenza che ci sono pochissime ninfee. Andando più a monte, le cose cambiano completamente: troviamo ampie distese di ninfee, isole di canneti e acqua molto bassa. Perlustrando questa parte del lago quando le sue acque sono trasparenti, è possibile notare una grande colonia di mitili di acqua dolce di grandi dimensioni. Questa, a detta anche dei soci della cooperativa, è una delle zone più interessanti per la deposizione delle uova.

 

 

BRACCIO VALLE PRATA

Molto interessante per i nostri scopi e raggiungibile in macchina è il braccio Valle Prata ,anch’esso con due postazioni. Una nella profondità dell’ansa che permette diversi approcci di pesca. Infatti possiamo sfruttare l’immediato sottoriva, dove troviamo un fondale che va dai due ai cinque metri secondo la presenza di ninfee, e, soprattutto se vi peschiamo in estate, possiamo tentare anche in acque più profonde; infatti al centro dell’ansa il fondale arriva fino a diciotto metri. Non ci sono scalini “importanti”, degrada molto dolcemente, ma con opportune pasturazioni preventive, abbiamo la possibilità di abituare le carpe alle nostre esche. Anche in questo caso, avremo bisogno di una barca per pescare correttamente in quanto a lancio non riusciremmo a raggiungere le zone più interessanti. La gola è frequentata anche da pescatori di altre tecniche, per questo bisognerà prendere le dovute precauzioni per evitare che prendano involontariamente le nostre lenze. Un’altra postazione molto interessante si trova all’entrata dell’ansa (sulla parte destra guardando da Piediluco), qui abbiamo la possibilità sia di sfruttare l’interno della gola insidiando i pesci che vi stazionano, sia quella di pescare nel lago aperto, con lo scopo di fermare i pesci di passaggio. Questa zona è molto interessante in quanto è una delle poche che presenta un fondale molto duro, grazie alla presenza di sassi e pietre, che in un lago con larga prevalenza di fondale melmoso, possono essere determinanti ai fini delle catture.

 
 

PASTURAZIONE

La pasturazione è una delle fasi più importanti della nostra tecnica, da essa dipendono i nostri risultati, soprattutto pescando in un lago con scarsa pressione di pesca, grande disponibilità di cibo naturale e presenza eccessiva di minutaglia. Una volta individuato il posto ottimale dove pescare, la cosa migliore da fare in ambienti con tali caratteristiche, è quella di iniziare la fase della pasturazione con grandi quantità di granaglie miste. Queste destano in brevissimo tempo le attenzioni dei piccoli pesci, che a loro volta con il movimento creato nella zona, attirano anche quelli più grandi. La seconda fase, dipende dalla possibilità di effettuare pasturazioni preventive o meno, consapevoli però del fatto che le postazioni sono limitate e potremmo trovare il nostro hot-spot occupato da altri carpisti. Comunque in entrambe i casi, il nostro comportamento dipenderà da ciò che intendiamo ottenere dal lago. Se ci rechiamo a Piediluco per insidiare prevalentemente gli amur, possiamo continuare con questo tipo di approccio, molto più appropriato ed economico per avere la meglio con questa specie. Se invece, intendiamo fare selezione per tentare di catturare le grosse carpe che vivono in queste acque, dovremo abbandonare le granaglie, ad eccezione delle tiger nut, che come detto più volte, sono  tuberi molto selettivi, (in molti casi dovremo anche innescarle per difenderci dall’attacco di ospiti indesiderati) a favore delle boilie. Le dimensioni di quest’ultime, dipenderanno dal periodo che intendiamo pescare. In inverno che la minutaglia è meno attiva potremo pasturare con palline di piccole dimensioni (10/14 mm), mentre nelle altre stagioni, non dovremo andare al di sotto dei 20 mm, se vorremo eliminare in parte l’azione di disturbo dei piccoli pesci. Lo stesso discorso, vale anche per la grandezza delle esche da innesco, con una certa prevalenza per quelle pop-up o ad omino di neve, in quanto, come già detto, la maggior parte del lago, presenta un fondale melmoso.

 
 

ATTREZZATURE

Per ciò che riguarda le attrezzature ideali per affrontare nel migliore dei modi il lago, abbiamo già accennato all’esigenza di un natante che si rivela di grande importanza per conoscere la conformazione del fondale, per posizionare i terminali, per recuperare le prede e per raggiungere alcune postazioni dove non si può arrivare in macchina. Come poggia canne avremo bisogno di picchetti molto alti, o di rod-pod  che permettano anche di poter indirizzare le canne verso l’alto, infatti in molti casi, questa sarà la scelta giusta per superare in altezza i canneti, o per oltrepassare il muro di ninfee, che in alcune zone si protrae per lunghi tratti. La grande presenza di queste piante acquatiche, ci impone di pescare con la treccia, in quanto, nella maggior parte dei casi, le carpe allamate si portano all’interno di questi ostacoli vegetali, sui quali il materiale in questione ha un effetto tagliente. Inoltre c’è da considerare che in molti casi, per pescare in modo ottimale, dovremo posizionare i terminali in barca, lontano dalla postazione, e la treccia, essendo pressoché priva di elasticità, ci permetterà di avvertire in anticipo (rispetto al nylon) la mangiata e ci consentirà di entrare subito in contatto diretto con il pesce. Piediluco è molto frequentato anche da pescatori di altre tecniche, che per i loro spostamenti da una zona all’altra del lago, usano il motore a scoppio, quindi sarà opportuno prendere le dovute precauzioni utilizzando trecce completamente affondanti e quando la conformazione del fondale lo permette,  dovremo posizionare sulla lenza madre i back-lead, in modo di adagiarla sul letto del lago; questo ci consentirà di pescare con più discrezione e ridurrà il rischio che le barche che passano sulla zona, prendano involontariamente i nostri fili.

 
 

PESCI PRESENTI

Sul lago vivono anguille, barbi, carassi, coregoni, cavedani, latterini, lucci, persici reali, persici trota, sandre, scardole, tinche e trote fario. Ovviamente sono presenti anche i pesci oggetto dei nostri desideri: le carpe. La grande quantità di cibo naturale presente, come negli altri laghi della piana Reatina (Ventina, Lago lungo e Ripasottile) ha favorito la crescita di esemplari di grandi dimensioni, ma senza creare inutili illusioni, devo affermare che la loro cattura è molto difficile. Ci sono molti elementi che giocano a nostro sfavore: il cibo naturale presente, la ridotta pressione di pesca e la presenza eccessiva di carpe di piccole dimensioni, dovuta al fatto che questa specie non ha mai destato l’interesse dei professionisti per lo scarso interesse commerciale, quindi non è stata mai fatta una selezione degli individui presenti. A complicare ancora di più le cose, è la presenza di un numero incalcolabile di carpe erbivore, che secondo me in questo lago hanno trovato le giuste condizioni ambientali per riprodursi. E’ inspiegabile infatti la presenza di elementi di svariate taglie dal chilo in su, fino ad arrivare ai 25 kg ed oltre. Anche i soci, non hanno saputo darmi una risposta sulla loro presenza, anche perché essi hanno sempre partecipato e collaborato con la Provincia di Terni, ai vari ripopolamenti che si sono succeduti negli anni, durante i quali questa specie non è stata mai immessa. Secondo Marco, un professionista del posto, le carpe erbivore sono arrivate dal fiume Velino. I grossi branchi di amur, spazzano via in pochissimo tempo le nostre pasturazioni, non permettendo alle carpe di entrare in pastura e di abituarsi alle nostre esche.

 
 

COOPERATIVA

Parlando con i professionisti che lavorano sul lago, oltre alla grande disponibilità, dimostrata nei nostri confronti, traspare un  grandissimo rispetto verso natura e l’ambiente e per tutte le specie animali che vivono in queste acque.

Federico Bisonni è il Presidente della cooperativa che opera sul lago. Da cinque anni la pesca professionale è chiusa, a causa dell’inquinamento e per permettere alle specie di pesci più pregiate (coregone e persici reali) di ripopolarsi nel lago.

 
 

A questa operazione collaborano fattivamente i soci, con l’immissione in acqua delle fascine per creare l’ambiente ideale per i Reali, e con  delle campane dove mettono le uova, permettono la riproduzione artificiale di coregoni e lucci. Partecipano al piano di risanamento predisposto dalla Provincia di Terni per ridurre il grado di inquinamento del lago, e inoltre, si occupano di altre mansioni per conto della FIGC.

 
 

LONG RANGE

In molti casi, per pescare in modo corretto e sfruttare le zone più inaccessibili, saremo costretti ad effettuare il Long-Range posizionando i terminali a lunga distanza tramite l’ausilio di un natante. Questa operazione, và fatta solo quando è realmente necessaria e rispettando sempre gli altri pescatori, non possiamo permetterci di prendere grosse fette di lago con uno o due pod e scacciare gli altri dicendo loro che in tal zona (magari sulla parte opposta della sponda) sono posizionati i nostri inneschi, soprattutto in un ambiente con queste caratteristiche, dove i posti per pescare sono molto limitati. Quando vediamo che qualcuno pesca nei pressi dei nostri terminali posizionati a lunga distanza, non dobbiamo far altro che toglierli. Tuttalpiù, considerato che in prevalenza, queste acque sono frequentate da pescatori che attuano la tecnica dello spinning pescando solo di giorno, potremo calare le canne la sera per toglierle al mattino. In questo modo, pescheremo comunque nelle zone volute, senza crearci inutili antipatie che non fanno sicuramente bene al movimento dei carpisti.