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Il fiume Ombrone nasce
a 590 mt. s.l.m. il località Campi, tra i Monti del
Chianti senese e sfocia nel Mar Tirreno dentro al Parco
dell’Uccellina, dopo aver attraversato le province di
Siena e di Grosseto per una lunghezza di 161 km. circa.
L’Ombrone è il secondo fiume più importante della
toscana per lunghezza e ampiezza del bacino.
Lungo il suo percorso attraversa la valle
delle “crete senesi”, così chiamate a causa
del terreno tipicamente argilloso ed è per
questo motivo che le sue acque sono
costantemente scure. Non solo, ma anche per
il continuo disboscamento del bacino, le
piogge aggredendo maggiormente il terreno,
accentuano ancora di più questa
caratteristica. Molti infatti, vedendo il fiume così
scuro, pensano a cause inquinanti. In realtà, secondo le
ultime analisi riportate sui siti internet, il fiume Ombrone
nonostante tutto gode di una discreta
salute. |
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Il letto
del fiume Ombrone tra la città di Grosseto e
la foce visto dal satellite |
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Ci
sono dei periodi in cui le sue acque diventano
cristalline, ma questo succede soprattutto durante i
periodi siccitosi invernali. Purtroppo, come ogni fiume,
anche l’Ombrone varia di molto la portata dell’acqua in
conseguenza delle precipitazioni. Quindi a seconda dei
periodi più o meno “umidi”, si presenta con facce molto
diverse, che vanno dal torrente al grande fiume, spesso
impetuoso. Nel periodo estivo, attraversando una zona
dove l’agricoltura è molto praticata, le sue acque
diminuiscono di molto perché prelevate per
l’irrigazione. Il fiume logicamente più si avvicina al
mare e più cresce in portata soprattutto quando incontra
le acque del fiume Merse, dell’Arbia e del fiume Orcia.
Questi hanno una discreta portata d’acqua e sono molto
pescosi ma le carpe raggiungono modeste dimensioni, e
personalmente ho catturato esemplari al massimo intorno
agli 8 - 10 kg.

L'Ombrone cambia molto
quando arriva sulla pianura intorno a
Grosseto. Dal paese di Istia d’Ombrone, e anche da
qualche km. più a monte, il fiume scorre lentamente e raggiunge,
grazie alla conformazione del territorio, dimensioni e profondità
ottimali, ed è proprio in queste profondità che possiamo insidiare le nostre carpe.
Piene permettendo. Oltretutto, proprio per
questi aspetti, in una parte del fiume è stato creato un
campo gara permanente, l’unico in tutto il suo percorso, dove
spesso si scontrano i garisti della pesca al colpo. Il
campo gara parte dal ponte di Istia e prosegue verso
valle per circa un chilometro. A differenza dei laghi,
nel fiume bisogna adottare dei sistemi a volte
bizzarri per catturare, o meglio per riuscire a
catturare le carpe. Normalmente esse stazionano vicino
alle piante che le piene abbandonano lungo le rive oppure
si nascondono tra le radici o le buche scavate dalla
corrente dentro le sponde del fiume. Sono le zone
migliori ed è proprio in prossimità di questi ostacoli che si posizionano i terminali. Il lancio
utile è al massimo entro i 50 – 70 metri dalla
postazione di pesca e quindi non si utilizza quasi mai
la barca per pasturare o calare le canne. A volte
potrebbe essere utile un barchino radiocomandato ma alla
fine non è così importante. Nella stragrande maggioranza
dei casi un buona fionda e un cobra
sono più che sufficienti per pasturare. Pescando però così a ridosso degli
ostacoli, le probabilità di portare una carpa dentro al
guadino sono basse. Gli incidenti “di percorso” sono
molti. Le carpe nel momento in cui si sentono “fregate”,
si fiondano di gran volata a ripararsi dietro
a qualsiasi ostacolo nelle loro
vicinanze. Poi, a differenza dei laghi o dei fiumi di
grosse dimensioni, l’Ombrone offre poco spazio di
manovra, e il recupero del pesce è spesso ancora più
problematico. Si è quasi sempre
circondati dalla vegetazione, e questa impedisce molto
spesso un normale combattimento. Durante le sessioni sul
fiume Ombrone non è
possibile rilassarsi, e i tempi di reazione da quando il
primo bip esplode all’attimo in cui si afferra la canna,
non possono essere veloci... devono essere immediati. Se il
pesce riesce a fare quei trenta centimetri in più quasi
sempre diventa
difficile, se non impossibile, portarlo al guadino. A
volte, proprio per non permettere alla carpa di
distanziarsi dal punto dove sono posizionate le esche,
abbiamo adottato il sistema di chiudere completamente le frizioni dei mulinelli,
in modo tale che all’abboccata il pesce non avesse
possibilità
di allontanarsi, neanche di un centimetro. Così facendo,
la carpa può solamente scendere la corrente, risalirla oppure
venire verso la postazione di pesca, con maggiori
probabilità di portarla al guadino. In questi casi però
c'è il
rischio di perde la canna da pesca. Per aggirare il problema conviene
legare la parte della canna sotto al mulinello ad una pianta, con una cordicella
ben tesa. Comunque, con
appropriate
pasturazioni si riesce a portare il pesce nelle zone
dove il rischio di intoppare in un ostacolo è minore.

La pasturazione
La pasturazione,
a differenza dei grandi laghi, risponde più velocemente
in quasi tutte le situazioni. Basta infatti lanciare per due o tre
volte mais e boilie nella zona scelta per la sessione e avere subito
dei buoni risultati. Personalmente non amo utilizzate
sostanze come stimolatori d’appetito e via dicendo, ma
se vogliamo effettuare delle brevissime sessioni, la
classica mezza giornatella di pesca al fiume, sono molto utili per portare
immediatamente le carpe sulle nostre esche. Molto interessante è
utilizzare, sempre per la pasturazione, degli sfarinati.
Basta impastare con essi alcune pallette e lancianciarle di poco a monte
della zona in cui lanceremo le nostre canne. Nonostante tutto preferisco usare solamente boilies,
e spesso di dimensioni intorno ai 24 mm. o superiori, in
modo da tenere il branco di carassi, cavedani e pesci
gatto il più lontano possibile. Utilizzando come innesco piccoli
diametri o il mais, si
rischia di portare questi a continue e interminabili abboccate, e non è
piacevole, soprattutto la notte. Il fondale del fiume è
nella maggior parte dei casi molto melmoso e quindi, se
non si pesca nelle rare zone con fondali ghiaiosi,
conviene utilizzare delle boilie pop-up.

Un esempio di pop up con bigattini
incollati sulla boilie. Un innesco validissimo ma il problema è
tenere lontani i vari carassi
Le carpe che si
possono trovare all’Ombrone sono regine e specchi, ma
non è raro catturare anche qualche amur. Le dimensioni
sono buone, la taglia media va dai 5 agli 8-9 kg. Non è
difficile però allamare grossi esemplari. Spesso mi è
successo, ma purtroppo, o per un motivo o per l’altro, non
sono mai riuscito a gradinarle. Gli ostacoli sono tanti,
e le nostre amiche sembrano addestrate a impigliarsi
intorno e dentro ad essi, con tutte le conseguenze del
caso. Molto bella è la zona del fiume che passa dentro al
Parco dell’Uccellina. Si possono insidiare le carpe
anche in questo tratto di fiume, ma solo nei giorni di
mercoledì, sabato e domenica e in tutti i giorni
festivi infrasettimanali. Bisogna solo munirsi dei
permessi rilasciati a tale scopo (a fine articolo potrete
scaricare un vecchio ma sempre valido documento per la regolamentazione della
pesca sul fiume e nel parco e il regolamento 2007 per la
provincia di Siena). Tirando le somme, il fiume
offre buone possibilità di pesca, non solo per il carpfishing
ma anche per tutte le altre tecniche. Oltretutto, dato
che attraversa zone ancora incontaminate, circondate da
fitti boschi e campagne colorate da miriadi di fiori,
regala ancora bellissime emozioni. Addirittura
in alcuni tratti non elettrificati penso sia ancora possibile veder
passare, come in un film western, la locomotiva a vapore
(non so con quale frequenza), unica macchia tecnologica
nel paesaggio. Vale veramente la pena passare qualche
giorno sulle rive di questo fiume.
Altri pesci
Per gli amanti degli artificiali, fino a qualche anno indietro c’era la possibilità
di agganciare anche qualche luccio di buona taglia,
sicuramente arrivato sul fiume Ombrone dal Merse, adesso
le catture sono rarissime. Grossi cavedani possono
invece essere catturati senza grossi problemi. Il
barbo, un tempo diffusissimo, è quasi scomparso. Invece
il pesce gatto americano ha raggiunto una tale
diffusione che disturba praticamente ogni tipo di pesca
da fondo. Ma la situazione peggiore riguarda i carassi.
Con le gare sono stati introdotti a iosa, senza nessun
controllo, e hanno letteralmente stravolto il fiume. Non
solo dal punto di vista numerico, ma purtroppo per le
sempre più frequenti ibridazioni che provoca fecondando
le uova delle carpe. Una piaga voluta dalla F.I.P.S.A.S.
per accontentare la massa di garisti sempre più
affamati di catture. Un dato questo piuttosto allarmante,
con conseguenze sicuramente disastrose per il futuro
delle nostre amate carpe. Che possiamo fare, ognuno si
deve divertire come vuole, anche se a rimetterci sono
spesso i fragili ecosistemi.
Divieti e regolamenti
La pesca alla carpa è vietata nel periodo
della frega e la chiusura va dal 15 maggio al 30 di
giugno. Le canne consentite sono tre. Non ci sono
grossi problemi per la pesca notturna. Non occorre la licenza
di pesca. Basta il versamento. Se poi vogliamo pescare
per un breve periodo, la Regione Toscana consente
permessi anche brevi, quindi è sufficiente effettuare un versamento
mirato, risparmiando così dei soldini.
Scarica il regolamento della
provincia di Siena
Scarica il
regolamento di pesca per il fiume Ombrone |