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Lago Coghinas (Sardegna) |
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Un
cappotto annunciato |
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Sempre alla
ricerca di nuove acque, nel periodo di settembre ho
deciso insieme alla moglie di passare alcuni giorni in
Sardegna. La scusa era di trascorrere piacevoli giornate
lungo le spiagge sarde ma sotto sotto covavo il
desiderio di lanciare qualche pallina sul lago Coghinas,
vicino a Valledoria. In effetti già
conoscevo da tempo il posto dato che per molti anni ho
passato le mie ferie in compagnia della famiglia proprio
in quella zona. I sospetti da parte della mia compagna
per una mezza avventura di pesca sono usciti quando
preparando il necessario da mettere dentro al camper,
contemporaneamente sul fornellone a gas bollivo il
granturco. Un
po’ di maretta è arrivata subito, ancor prima di salire
sul traghetto, dato che per dedicarmi alla pesca
trascuro spesso.. |
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Il Lago Coghinas tra il
mare e la cittadina di Valledoria visto dal satellite |
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l’abbronzatura della signora e quindi il
vecchio rancore nei confronti del carpfishing è uscito
fuori di nuovo. Con tutte le
promesse del caso, sono comunque riuscito a caricare sul
camper anche tre bidoni di mais e tiger nut, freschi
freschi di cottura. La traversata è stata un poco
burrascosa, il mare bello grosso ci ha fatto dondolare
per quasi tutto il tempo. Dal porto di Olbia a
Valledoria sono circa 120 km. percorrendo la costa e
circa 75 km. tagliando per l’interno e passando per la
città di Tempio. La strada non è delle migliori, le
curve si sprecano ma allo stesso tempo il paesaggio
naturale è meraviglioso e quindi ci si dimentica di
tutto il resto. Arrivati a Valledoria le condizioni
climatiche erano disastrose, una pioggia insistente e un vento fortissimo, quello
che ci aveva fatto ballare sul traghetto, non ci
permetteva di rilassarci sulla spiaggia e tanto meno
di provare a lanciare le canne. Dopo due giorni costanti
di tempaccio ho deciso a malincuore di spostarmi in
altri lidi per vedere di trovare situazioni "ventose"
migliori. Con il computer individuo vicino ad Alghero un
lago, il Baratz e quindi vele spiegate per la nuova
destinazione. Un tempo da cani ci accompagna, nuvole
minacciose di pioggia e un forte vento di maestrale
fanno da padrone. Anche prendere il sole in quei pochi
sprazzi di sereno non è piacevole e quindi… Il lago di
Baratz ci aspetta tranquillo, solo che all’arrivo alcune
guardie mi avvisano che la zona è praticamente un parco
e quindi è meglio rispettare l’ambiente. |
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Alla fine, dopo
tanti discorsi tutti molto interessanti, mi invitano
sicuramente a visitare il lago ma meglio, sempre nel rispetto
dell’ambiente, senza le mie amate canne. Bene, prendo
nota ma allo stesso tempo chiedo informazioni specifiche
sul lago. Sicuramente il lago di Baratz è uno dei pochi
laghi sardi naturali se non l’unico, di forma irregolare
e con una superficie di 45,6 ettari circa. La lunghezza
delle sponde è di circa 5,25 km, mentre la sua
profondità media raggiunge i 5 mt. E in tempi passati ha
raggiunto anche i 10 mt. Solo che il clima molto
siccitoso, l’utilizzo dell’acqua per l’irrigazione e la
trivellazione di un numero imprecisato di pozzi intorno
al bacino, ha fatto scendere il livello delle acque fino
all’altezza odierna. Si è formato nel corso dell’ultima
glaciazione, conclusasi circa 10.000 anni fa, durante la
quale il progressivo aumento dei ghiacciai causò un
notevole abbassamento del livello del mare, con
conseguente spostamento verso il basso della linea di
costa. L’evento determinò l’affioramento di ampie
superfici sabbiose che, sotto l’azione dei venti,
formarono un’imponente duna e il successivo sbarramento
del corso del Rio dei Giunchi e del Rio Cuile Puddighinu,
originando così il lago. Il lago si trovò alimentato da
immissari e privo di immissari. L’unico vero
collegamento con il mare è dato dalle infiltrazioni
d’acqua che passano attraverso le dune, sboccando
all’estremità sud della spiaggia di Porto Ferro, dando
luogo alla sorgente d’acqua dolce “S’ebbi dolzi”.
La vegetazione
è costituita da una bordatura di canne palustri e di
tifa, seguita da un prato di giunco, dall’enula e dal
cisteto. A testimonianza delle variazioni di profondità
del lago, a vari livelli troviamo anelli concentrici di
tamerici. Tutto intorno una folta pineta con tracce di
macchia mediterranea. La fauna comprende: il discoglosso,
il rospo smeraldino, la testuggine d’acqua e la
raganella per quanto riguarda anfibi e rettili. Per gli
uccelli si possono osservare i tuffetti, gli svassi
maggiori, i germani reali, le gallinelle d’acqua, le
folaghe, gli usignoli di lago, le cannaiole e i
gabbiani reali. Ma i pesci? Nessuno mi ha saputo dire
che tipi di pesce abitano il lago. Speravo di carpire
qualcosa su probabili carpe giganti, ma non ho ottenuto
nessuna risposta. Peccato non conoscere nulla a
riguardo, appena rientro alla base proverò
su internet.
A questo punto
siamo a metà vacanza, il mais è ancora tutto nei bidoni
e le canne, insieme al resto dell’attrezzatura, nascoste
dentro al camper sotto i prendisole. Pensieri
negativi incominciano a spuntare in qualche parte remota
del cervello, e allo stesso tempo una vocina
incominciava a suggerire “ma che ci sei venuto a fa”.
Nel frattempo
devo rispettare le promesse fatte alla moglie e dato che
il tempo sta leggermente migliorando via sulle spiagge.
Una scappata al paesino dell’Argentiera mi convince
ancora di più che la Sardegna è una regione che va al di
fuori dei parametri normali per le sue meravigliose
coste e non solo. |
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Appena
si arriva ci accoglie un mare stupendo e allo stesso
tempo una cittadina che ricorda un
film western. Da una parte la bellezza naturale
mozzafiato del mare, dall’altra una miniera abbandonata
a se stessa, a ricordare un passato di faticoso lavoro
nelle miniere d’argento. Peccato, un posto così bello
andrebbe sicuramente valorizzato, ristrutturando
soprattutto i vecchi edifici oramai in completo
decadimento. |
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Dopo una visita
veloce e qualche foto si riparte e a metà giornata siamo
a Stintino. Una perla dei nostri mari. I colori
dell’acqua sono indescrivibili, e le foto realizzate a
malapena descrivono l’ambiente reale. La torretta della
Pelosa spicca tra le tonalità intense dell’azzurro e del
blu del mare e della sabbia quasi bianca. Vale proprio
la pena fare qualche chilometro e fermarsi un attimo a
bagnarsi in questo paradiso. |
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Appena scesi
una guardia corre ad avvisarci che i camper non sono
ammessi in quella zona. Bene andiamo sempre meglio, non
si pesca e non si fa il bagno. Pensandoci bene il camper
incomincia a diventare un mezzo vacanziero troppo
scomodo. Ci siamo spostati verso la spiaggia delle
Saline, a pochi km. da Stintino, in direzione di Porto
Torres. Anche in questo caso il mare è meraviglioso e al
posto della sabbia una miriade di sassolini
bianchissimi, la stragrande maggioranza simili a chicchi
di riso. Tutto sommato lasciare l’ambiente da Vip di
Stintino non ci ha così pesato. Indubbiamente questa
isola in ogni suo angolo riserva sempre piacevoli
sorprese. Lungo la strada abbiamo superato un ponticello
e sulla sinistra, dentro a dei laghetti sicuramente
salmastri. abbiamo visto un meraviglioso fenicottero.
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Il giorno
seguente il tempo sembra avviato a rimettersi. Tento un
approccio per la pesca ma la risposta è negativa. Un
salto a Capo Caccia è quello che ci vuole per rabbonire
un attimo la signora, in fondo dopo quasi una settimana,
di sole ne ha visto ben poco. Lo spettacolo del monte è
a dir poco maestoso, la scogliera, a picco sul mare
offre una veduta bellissima e allo stesso tempo
emozionante. Il posto è veramente selvaggio e vale la
pena soffermarsi a scattare qualche centinaia di foto.
Il tramonto poi è mozzafiato ma subito dopo, l’oscurità
piombata sulla scogliera, mi ha un tantino
impressionato. Forse è stato l’immaginarsi di
precipitare nel vuoto, il rumore del mare e del vento, non lo so. So solamente che sono
stato agitato per tutto il tempo, fino al rientro al
campeggio. |
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Il giorno dopo
decido, senza sentire nessuna campana, di ritornare
verso Valledoria, il tempo è ottimo e il lago è
sicuramente pronto a ricevere quella quintalata di mais
e tiger che mi trascino dietro da giorni. Arrivati sul
posto cerco informarmi su come e dove posso posizionare
le mie esche senza creare problemi, visto che alcune
imbarcazioni, soprattutto di accompagnatori turistici,
risalgono il lago. Un signore, pescatore di muggini, mi
dice però che il lago è stato aperto al mare già da
alcuni giorni e quindi la salinità è così elevata che le
carpe sicuramente, anzi al cento per cento, si sono
spostate a monte. Una mazzata per le mie orecchie,
aspettavo da giorni il momento adatto per pescare queste
benedette carpe e adesso ci si mette anche l’elevata
salinità dell’acqua. Sempre secondo il pescatore, il
lago è stato aperto per l’abbondanza delle acque e
quindi, i coltivatori di zona, se così non fosse stato,
avrebbero salutato gli ultimi raccolti, sicuramente
sommersi dalle acque. Proprio un “bel lavoro”, sono felice
per un provvedimento del genere, in fondo capire le
esigenze della comunità e metterle in pratica è un
dovere. Penso in quel momento al lago di Bolsena. Almeno
qui, da questo punto di vista le cose funzionano.
Peccato però, sono capitato proprio in un momento
sbagliato. Il pescatore mi ha consigliato comunque di
andare in altre zone, a monte, raggiungere Viddalba o
ancora più in su. Sono andato sul posto e in effetti ho
trovato un angolo molto bello, sotto al ponte del paese,
e le carpe saltavano anche, pure di buona taglia, solo
che era quasi impossibile avvicinarsi all’acqua e
montare l’attrezzatura. Lo sconforto è sempre più alle
stelle, da una settimana gironzolo per mezza Sardegna ma
le canne sono ancora dentro ai foderi. |
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Decido a quel
punto, con tenace “’incoraggiamento” da parte della
signora, di rinunciare definitivamente alla pesca.
Passiamo gli ultimi giorni al campeggio di Valledoria
“La Foce”, uno dei miglior campeggi in assoluto da
quando gironzolo in camper.
Comunque,
nonostante tutto, “per tigna” come si dice da noi in
toscana, monto due canne con mais e lancio le esche in
prossimità dei canneti. Il rod rimane nel suo fodero e
appoggio le canne alle piccole piante lungo riva. Come
ai vecchi tempi. Mancava solo il mitico campanello
d’acciaio aggrappato sulla vetta della canna. Subito una
tinca di piccola taglia si aggancia all’amo ma la perdo
sotto riva. Strano che le carpe, secondo i pescatori
locali, si siano ritirate verso monte per l’elevata
salinità e le tinche invece siano rimase in zona. La cosa
mi fa pensare. Dopo ore di attesa e nonostante i miei
sforzi altre due tinche, credo, arrivano quasi sulla spiaggetta ma anche queste si slamano. Cambio amo e
monto un 6 e finalmente un’alta tinca abbocca. La tiro
fuori, forse 300 gr. una carezza e via in acqua. Smonto
il tutto e rimetto perbenino l’attrezzatura dentro al
camper. Non è proprio aria, e a questo punto la voglia
mi è completamente passata.
Arriva il
giorno del rientro a casa e per puro caso alla reception
del campeggio
faccio conoscenza con un milanese naturalizzato sardo
oramai da parecchio tempo. Parlottando della mia
delusione piscatoria mi dice che a pochi metri dal
camping un ragazzo, proprietario di un bar proprio
accanto al lago e presidente di un circolo di pesca,
potrebbe darmi alcune informazioni riguardanti il carpfishing, nel caso un giorno decidessi di ritentare
la sorte.
Resto
sbalordito dalle parole di Giosuè. Mi racconta che lui
non pesca le carpe ma accompagna i turisti lungo il
lago, con la barca. Durante la stagione della frega, mi
ha garantito di aver visto degli esemplari enormi,
intorno ai 20 kg. gironzolare lungo le rive tappezzate
di cannucce e a filo d’acqua. Inoltre mi descrive che a
pochi km. da Valledoria c’è il miglior lago per la pesca
a carpfishing della Sardegna, con carpe di grosse
dimensioni. A quel punto lo sconforto è totale, sono
stato 10 giorni a girovagare, in attesa di pescare,
senza riuscirvi e a dieci minuti di camper un lago
bellissimo era in attesa del sottoscritto. Molto in
silenzio alcune imprecazioni toscane mi sono passate per
la testa, e qualcuna è uscita anche fuori. Ho chiesto
come mai nessuno mi avesse indicato e consigliato questo
lago. La risposta è semplice, il carpfishing in Sardegna
è praticato solo dai giovanissimi e quindi il resto dei
pescatori, la maggior parte di mare, non è al corrente
di certe situazioni.
Ritornando
verso Olbia per l’imbarco, ho cambiato strada per
raggiungere lo specchio d’acqua in questione.
Percorrendo la strada ho iniziato a costeggiare il lago,
bellissimo, con slarghi di grosse dimensioni. Al centro,
risalendo, una gola bellissima, certamente un posto da
foto meravigliose. Non mi sono avvicinato più di tanto e
quindi non ho informazioni più dettagliate in quanto il
traghetto mi aspettava, ma alla prima occhiata è
comunque bellissimo. |
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Sono certo che
quanto prima ritornerò in questa parte dell’isola
proprio con l’intento di provare a pescare su queste
acque. Spero solamente sia un’attesa molto breve.
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Informazioni
utili.
Per pescare sul
lago Coghinas occorre un permesso rilasciato
direttamente alle poste tramite versamento di 0,50 euro.
La stagione
migliore è nel periodo maggio – inizio luglio, settembre
- dicembre.
L’esca
consigliata è il mais.
Occorre la
patente di pesca categoria B e relativo versamento.
Prima di
effettuare una sessione sul lago Coghinas, nella parte
bassa, conviene informarsi se il lago è stato aperto
verso il mare. In questo caso occorre risalire verso
monte e cercare una zona con acque a bassa densità
salina.
Per risparmiare
soldini controllare presso un’agenzia viaggi i periodi
di sconto per la traversata.
Campeggio
consigliato in caso di permanenza presso la foce del
Coghinas “Campeggio La Foce” via Ampurias, 1 – 07039
Valledoria (SS).
Tel. (+39) 079 582109 – Fax (+39) 079 582191.
Pagine WEB
www.foce.it – e-mail
info@foce.it |
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